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DIBATTITI, ARTICOLI, INTERVISTE E RECENSIONI ONLINE Vi invitiamo a leggere quest'analisi del compagno Lorenzo Dorato sulla situazione spagnola, dopo le ultime elezioni. Ci auguriamo che possa contribuire a conoscere meglio la Spagna, oltre ogni luogo comune e lontano dalle mitizzazioni. Potete leggere l'articolo in formato .doc e in .pdf. Pubblichiamo l'ultimo articolo di Mauro Manno, La lobby e l’‘uomo nuovo’ Barak Obama, in cui viene analizzato il rapporto di Obama con le varie lobby americane. Potete leggere l'articolo (inedito) in formato .doc o .pdf. Costanzo Preve è stato intervistato da G. Repaci sul dibattito politico e filosofico che si è svolto ultimamente. Potete leggerla cliccando qui. Eleven Questions for Costanzo Preve from Robert Dannin (english)
(5)The Dream and the Reality: The Spiritual Crisis of Western Marxism (Text by C.Preve from Marxism and Spirituality: An International Anthology) (english)
Alain de Benoist interviews Costanzo Preve (Élements, n. 115) (french) Alain de Benoist interviews Costanzo Preve (Élements, n. 116) (french) Ospitiamo una critica di Marino Badiale nei confronti di due articoli scritti da G. Petrosillo e M. Tozzato. Speriamo che tutti questi scambi alimentino un costante rispettoso dibattito alla ricerca di una nuova teoria anticapitalista, strada che, come sapete, stiamo seguendo da tempo. Verso il Comunismo Comunitario. Siamo lieti di pubblicare l'articolo di Massimo Bontempelli dal titolo Capitalismo, sussunzione, nuove forme della personalità. Potete scaricarlo in formato pdf cliccando qui. Ospitiamo questo contributo di Marino Badiale sulla vicenda di Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) e della sua mancata partecipazione all'inaugurazione dell'anno accademico a La Sapienza. Potete scaricare il file in formato pdf cliccando qui. Ospitiamo volentieri questo contributo di Marino Badiale e di Massimo Bontempelli, che rispondono a Costanzo Preve, in merito a quanto scritto nel numero 1 di Comunità e Resistenza. Potete scaricare il file in formato pdf cliccando qui. Pubblichiamo con piacere un contributo di Alessandro Monchietto, dedicato al filosofo torinese Costanzo Preve, nostro amico e compagno. Ci auguriamo che sia un punto di partenza per avviare un dibattito filosofico intorno alle ultime elaborazioni teorico di Preve.
"Costanzo Preve - Marxismo e Filosofia"
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Pubblichiamo con piacere un'autopresentazione di Costanzo Preve. Ci auguriamo che serva a tutti i naviganti, per fugare ogni dubbio intorno alla figura del filosofo torinese, soggetto al gossip di alcuni personaggi...
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Recensione GIORDANO BRUNO, EPISTOLE ITALIANE. A cura di Stefano Ulliana, Ed. Mimesis, 2007 Giordano Bruno è pensatore enigmatico, dalla personalità variegata e autore di opere complesse, solo in parte interpretate. Ben si conoscono le sue teorie astronomiche, tanto che spesso viene definito “padre del moderno universo”. Ma vi è una parte fondamentale della sua opera che spesso viene ignorata. E’ quella riguardante le questioni etiche e politiche che in realtà non sono elementi secondari, ma costituiscono il fulcro e l’essenza della dottrina bruniana. In questa direzione si pongono le analisi di Stefano Ulliana, filosofo e insegnante che da tempo si dedica a un’analisi dettagliata degli scritti del pensatore nolano al fine di ricostruire il filo sintetico della sua visione etica, sociale e politica. Nel volume Giordano Bruno, Epistole italiane sono raccolti gli scritti introduttivi ai dialoghi italiani, ognuno di essi contiene una dedica, lo schema sintetico del contenuto del testo presentato nonché le ragioni e il senso della proposta filosofica. Ulliana propone poi, per ciascuna di queste epistole, una interpretazione dei passi salienti che meglio esprimono le scelte etiche e politiche dell’autore e il significato sostanzialmente rivoluzionario del suo pensiero, che si pone non solo in conflitto con l’ideologia chiusa e statica della sua epoca, ma anche in alternativa, se non addirittura in aperto dissenso con la direttrice socio-politica ed economica che ha contraddistinto fino ad ora l’epoca contemporanea, e che già ai tempi del filosofo andava delineandosi all’interno della società dei suoi anni con la nascente classe borghese che iniziava a proporre i propri schemi ideologici. Così la linea interpretativa seguita da Ulliana, che possiamo considerare alternativa a quella degli studiosi classici contemporanei, tal volta anche in disaccordo, si sceglie di affrontare gli argomenti più difficili e scottanti, ma più attuali e necessari che mai. Il rifiuto della teoria astronomica tomistica geocentrica permette al filosofo nolano di aprire l’universo alla sua dimensione infinita, vitale e pulsante. Non più un centro da cui parta una scala gerarchicamente ordinata degli esseri, ma un cosmo armonioso, egualitario, perfettamente autosufficiente nel suo diapanarsi di infiniti centri parziali, soli e stelle che infondono luce e vita alla moltitudine sterminata di esseri, tutti senzienti e tutti ugualmente perfetti nella mente divina. Ciò è ancora più evidente nei dialoghi etici, come la nobilitazione della figura della donna e dei popoli tutti. Con rammarico il curatore nota che la modernità nata dopo la morte di Bruno si è evoluta in una precisa direzione, diversa e forse opposta a quella disegnata dal filosofo. L’infinito da lui mostratoci è stato ancora una volta rinchiuso entro nuove barriere cristalline, costretto a ridursi entro i limiti repressivi del pensiero unico borghese. Dal cosmo armonioso, creativo e dialettico sono emerse, per imporsi, nuove gerarchie, nuovi poteri – e nuove inquisizioni. Barbara Lattanzi
G. Paciello, Associarsi, che passione!
M. Manno, Conferenza Antisionista di Londra promossa dalla Commissione Islamica per i Diritti Umani M. Manno, Lo Stato per soli ebrei RipensareMarx Intervista a Costanzo Preve M. Manno, Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana M. Badiale, Per una nuova radicalità anticapitalista - .doc C. Preve, La crisi culturale della terza età del capitalismo C. Preve, Il marxismo e la politica culturale
Il comunismo come pensiero ideale di Gianfranco la Grassa (tratto dalla rivista Eretica)
D. Albani, La fine dell’Impero o l’Impero della fine? (tratto dalla rivista Praxis) Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera che G. La Grassa ci ha inviato, a seguito della lettura del dibattito avvenuto sul forum di politicaonline, all'interno del quale è stato etichettato come "fascista". Nonostante alcuni punti divergenti, La Grassa è e rimane per noi uno dei migliori teorici italiani da leggere, studiare e criticare. A lui la nostra stima Cari amici, finalmente sono riuscito a vedere, sia pure parzialmente – e ammetto velocemente, perché ho in questo periodo poco tempo a disposizione e preferisco impiegarlo per lavori teorici e qualche breve considerazione intorno alla situazione verminosa attuale – il sito www.politicaonline.net che un compagno mi ha indicato, con i commenti al mio “Dedicarsi all’analisi”. All’imbecille che parla di fascista, e a tutti coloro che non mi conoscono, suggerisco di andare nel sito www.lagrassagianfranco.com. Lì c’è sunteggiata la mia storia politica dal 1953 in poi, ci sono non so quante decine di libri dedicati all’approfondimento e rielaborazione del marxismo, ecc. Non debbo giustificarmi con i bestioni che parlano di linguaggio missino; so bene che questi individui non hanno mai capito nulla del marxismo, e quindi non sanno distinguere una impostazione di linguaggio da un’altra. Non li perdono per questa ignoranza, ma li mando invece affanculo e la pianto lì. Ci sono altri interventi che mi sembrano più sensati e manifestano prevalentemente fastidio per i cosiddetti insulti. In effetti, esattamente all’incontrario di quel tizio che mi accusa di fascismo, sono convinto che gravissimi pericoli di degenerazione sociale e politica provengano dalla sinistra, ivi compresa quella estrema, che sembra costituire l’“avanguardia” più scalmanata delle orde formate dai diessini & C. Mi dispiace, ma non riesco ad essere asettico e calmo con questi manigoldi. In quanto entomologo, questo è vero, dovrei trattare gli insetti con fare distaccato. Tuttavia, se mi imbatto in vermi, scarafaggi, scorpioni (e così pure per i rettili), ammetto che ho un soprassalto e il mio comportamento diventa virulento a causa dello schifo (e anche un po’ di orrore) che provo. Me ne dispiace, mi riprometto di evitarlo, ma quando vedo certi personaggi – tipo quelli che, forse sbagliando, ho sentito parlare ieri al Senato – non riesco a trattenere i miei impulsi. Sarò sincero: dico comunque molto meno di quello che penso, desidero e auguro a certi individui (non rivelo più del 10, forse 20%). Cito solo, ma ne potrei citare mille, lo scandalo di ieri sera. I senatori altoatesini contrattano il voto favorevole (non dico decisivo, ma quasi) per aver ridotte le incise sulla benzina. Padoa-Schioppa che contratta in Aula con questa Thaler; Prodi che telefona al presidente della Regione affinché prema sui suoi senatori, facendo sicuramente le sue promesse (credibili come quelle di uno che è stato presidente dell’IRI e della Nomisma). Ma dovrei usare toni gentili e “ricamati” di fronte ad uno schifo di questo genere? E di fronte a infami che si vergognavano delle brutte figure di Berlusconi, del “conflitto di interessi” e altre ipocrisie in cui sono maestri questi veri criminali dell’intelletto e dell’etica? E parlano di questione morale, questi …..metteteci tutto il repertorio che conoscete, perché non posso esprimere adeguatamente il mio schifo; vorrei soltanto averli per le mani per 24 ore con totale immunità penale. Però, mi sembra di aver anche riconosciuto che ci sono comunisti – ma non solo comunisti – che si pongono sinceramente in posizione critica nei confronti di questa disgustosa società (e civiltà) detta occidentale, cioè capitalistica (e imperialistica). Credo di aver detto che, pur non credendo a certe prospettive ormai “trapassate” (secondo il mio giudizio), sono pronto a capire chi ancora ha molti dubbi e vuol sondare alcune possibilità insite nelle vecchie vie. Evidentemente, se qualcuno ha addirittura, in merito a queste ultime, immarcescibili certezze, penso sia inutile discutere; tuttavia, sono convinto che anche fra costoro ci sono comunque molte persone rispettabili, in specie moralmente. Del resto, anche fra noi non c’è forse la “muraglia” della decrescita e, mi sembra, dell’antimodernità? Non sono convinto per nulla che si debba rinunciare allo sviluppo e alla “potenza”; non perché sia infatuato del “progresso” – nei cui confronti ho a volte, vi assicuro, degli atteggiamenti di “forte malcontento” – ma per le ragioni, in fondo di opportunità politica (in specie legate all’attuale epoca storica), che sto cercando di spiegare nei miei scritti teorici, che pure appaiono nel sito (oltre ad essere consegnati a molti libri anche soltanto negli ultimi anni). Siamo quindi in disaccordo, ma certamente non vi prendo per degli ignobili mascalzoni o per rinnegati e venduti, ecc. Anzi, ritengo che meritiate rispetto perché sono sicuro che credete sinceramente in quello che sostenete, e tutto sommato ne pagate pure qualche scotto. Non è colpa mia se il personale politico “ufficiale” della sinistra, e di Rifondazione in specie, è moralmente e intellettualmente al di sotto di ogni livello minimamente accettabile. Volendo, per carità, potrei trovare qualche individuo da salvare, ma si tratta di vere eccezioni. Infine, ho chiarito che sono disposto a dialogare ma ponendo alcuni paletti. Quando divenni comunista nel 1953, per noi la sinistra era Saragat, la socialdemocrazia della scissione di Palazzo Barberini, della creazione dei “sindacati gialli”, ecc. La sinistra è sempre quella del 1914; no, scusate, è molto, ma molto peggiore, più corrotta e infame. Allora non posso discutere con chi oggi si dice comunista e di sinistra. Come dire: sono una brava persona ma anche tanto furfante. Visto l’atteggiamento dei sinistri – anche di Russo Spena e Gagliardi – in Senato, che sostenevano di Speciale che era un infido, un complottista, uno che aveva tentato di far deragliare il corpo da lui comandato, e ciononostante lo avevano proposto per la Corte dei Conti, non vi è dubbio che simili individui possano dire bianco e nero contemporaneamente con faccia di tolla incredibile. Ma proprio per questo non intendo parlare con chi tiene ancora loro bordone. Se uno mi deruba, poi mi metto a dialogare amabilmente con chi mi teneva fermo per consentire la rapina? Io sono pronto a parlare con tutti – e non voglio nemmeno più farmi irretire da questa balla della destra e della sinistra – ma non con chi dice bianco e nero insieme. Si tiri infine una netta linea di demarcazione “tra noi e loro”; e “fra noi” parliamo, anche se con alcuni disaccordi. Ma “loro” vanno buttati al macero (idealmente). E’ inutile mediare; per me sono ormai nemici a tutti gli effetti, così come Kautsky fu trattato quale nemico da Lenin, non certo come un “compagno che sbaglia”. Quindi la struttura politica e parlamentare della sinistra, ivi compresa (anzi anche di più per certi versi) quella detta radicale, è composta, dal mio punto di vista, di farabutti, mentitori, imbroglioni, arroganti, protervi, corrotti, lerci, pericolosissimi, individui. Sia chiaro, tale giudizio è anche morale, certamente; ma perché è inutile credere che dei doppiogiochisti simili siano in buona fede. Tuttavia, tra i molti che, magari soffrendo, ancora credono e li votano, mi rendo conto che ci sono persone in perfetta buona fede, o comunque che non sono per nulla un semplice letamaio. Non chiedano però a me di moderare i toni contro gli ipocriti, i farisei, i traditori, quelli da cui devi guardarti le spalle; gli avversari che rispetto sono quelli davanti a me, senza infingimenti. Ci potremmo anche sparare “piombo” (sempre metaforico), ma li ritengo degni di stima. Quelli della sinistra (intendo sempre parlare del personale che compone la struttura politica) no, non sono degni; non meritano “piombo” ma di essere “schiacciati” e “gettati nel water”, tirando lo sciacquone. Vi assicuro che questo mio disprezzo non incide minimamente sul mio lavoro teorico, dove uso altre categorie e altri tipi di analisi. Ma con i vermi, e nel contempo autentici gangsters, non mi si chieda di usare il bon ton. A morte questi schifosissimi. Discutiamo tra tutti quelli che ancora credono nel cambiamento e miglioramento di questa società; non con chi occupa, mentendo e facendo le capriole nel truogolo, posti ben remunerati e con qualche potere al servizio dei dominanti peggiori e più parassiti della storia d’Italia. Con stima Gianfranco La Grassa 7 giugno 2007 Brevi Note sulla proprietà privata La proprietà privata deve essere soppressa come rapporto sociale, come generatrice di ricchezza e di competizione. Il problema fondamentale, di cui molti pseudo-marxisti, oggi liberali, non si avvedono, è che non è la distribuzione della proprietà privata tra le persone (più iniqua o meno iniqua) ad essere determinante, quanto piuttosto l’esistenza stessa della proprietà privata come rapporto sociale ed economico. Il giudizio su una comunità non può essere dato in base alla distribuzione della proprietà tra la gente (come vorrebbe la teoria del "siamo tutti proprietari al giorno d’oggi"), ma sulla maniera di relazionarsi delle persone tra di loro a livello economico, cioè sulla base della concorrenza (come presuppone l’esistenza della proprietà privata come rapporto giuridico) o sulla base della cooperazione. Bisogna spostare l’attenzione dalla proprietà privata (dove con essa intendiamo un rapporto sociale di competizione e/o di sfruttamento) alla proprietà propria, cioè ciò che ci appartiene in quanto fonte di valore d’uso (una casa, una terra coltivata, dei vestiti, etc.) ovvero tutto ciò che è utile all’esistenza. La proprietà propria unita a quella collettiva pubblica sono le due forme corrispondenti alle reali necessità dell’uomo, fatto di intimità e personalità e di spirito comunitario allo stesso tempo. Comunità comuniste danno alla proprietà un esclusivo valore d’uso o valore affettivo, cioè valore di appartenenza, di storia, di tradizione. Il personale, ciò che ti appartiene perché è tuo, quindi è invendibile in quanto possiede un valore non mercificabile, si affianca al collettivo, ciò che è in comune (il lavoro cooperatvio, i servizi, le terre comuni, i boschi, la natura, etc.). Oggi molti credono che con la diffusione capillare della proprietà (sotto forma di titoli azionari o di case…cosa peraltro assolutamente falsa nei fatti) si possa superare il capitalismo da sfruttamento). Nulla di più falso e ingenuo. Come Marx insegna, la proprietà in sé è il presupposto per la formazione di monopoli sempre nuovi. E anche qualora esistesse una reale diffusione proprietaria con una reale diffusione delle ricchezze, questo non cambierebbe il motivo dominante della società capitalistica, fondata sull’appropriazione e la rapina, e la concorrenza tra proprietari permanente. Lorenzo Dorato Comunità e Resistenza 31 maggio 2007 Pubblichiamo il contributo che G. La Grassa ha inserito su Ripensare Marx come risposta a L. Dorato SULLA PROPRIETA' Se uno vuol esprimere le proprie opinioni in merito alla proprietà è ovviamente libero di farlo, anche se non concordo in nulla su quanto detto da Dorato. Non esprimo però in questa sede le mie opinioni in merito, che sono ricavabili da una serie lunghissima di lavori fatti e in via di costruzione. Non intendo però lasciar passare la cattiva citazione di Marx. Personalmente, sarei dell’opinione di modificare parte di quello che il grande pensatore ci ha lasciato in eredità. Ma prima di modificarlo, bisogna rispettare ciò che ha detto. Marx distingue nettamente tra mezzi (o beni) di consumo e di produzione. Per i primi è del tutto consentita, anzi non contrastata proprio per nulla, la proprietà privata; che si spera a nessuno venga in testa di intendere in senso puramente formalistico (giuridico), bensì come reale potere di controllo e d’uso. Ci mancherebbe solo che l’autovettura, la casa di abitazione, gli elettrodomestici e magari l’orologio, le collanine, i vestiti o che so io fossero di proprietà collettiva (o “comunitaria”!). E qui apro un’altra parentesi. La sedicente proprietà “pubblica” (cioè statale) non gode di alcun favore presso Marx, il quale era violentemente antistatalista. Chi era per il “socialismo di Stato” era il bismarckiano Lassalle, uno dei peggiori figuri del “socialismo” tedesco, sputtanato e attaccato senza remissione dal “Nostro” nella Critica al programma di Gotha. Chiarito che la proprietà collettiva implica il controllo reale da parte di una società di produttori cooperanti, con progressiva sparizione della divisione in classi (sfruttate e sfruttatrici), dunque dello Stato che non è altro, in termini marxisti (e di Marx e Lenin), se non uno strumento al servizio dei dominanti (gli sfruttatori), chiarito questo punto decisivo, riprendo a dire che tale proprietà/controllo reale è combattuta da Marx solo quando serve allo sfruttamento, cioè all’estorsione del pluslavoro degli sfruttati da parte dei dominanti. Di conseguenza, la terra e i mezzi di produzione – che nel capitalismo, società in cui si generalizza lo scambio di merci e dunque la forma denaro, diventa possesso di capitali monetari con cui questi ultimi vengono acquistati – sono mezzi di estorsione del pluslavoro, che nella nostra società si esprime appunto in valore (è quindi plusvalore). Terra e mezzi di produzione, perciò, debbono essere sottratti alla “proprietà” (controllo reale) privata, cioè di singoli individui (anche associati quali gruppi proprietari di impresa). Ma mai e poi mai va sottratta la proprietà – cioè il controllo e l’uso – dei mezzi di semplice consumo, anche durevole com’è quello di automobili, elettrodomestici, TV (gli apparecchi, non i canali e stazioni televisive), ecc. Tipico l’esempio che si faceva nelle “scuole di partito” dove un tempo si insegnava almeno l’abc del marxismo. Se uno compra un’auto per uso privato, nessuno gli rompe le scatole con la proprietà statale, meno che meno “comunitaria”. Se comincia ad usarla per trasporto passeggeri non gratuito, gli si tiene gli occhi addosso. Se si mette a comprare alcuni taxi, a farli guidare da autisti pagati a salario, estraendone dunque profitto (che è il pluslavoro/plusvalore degli autisti salariati), allora gli si salta addosso: compatibilmente con tutti i compromessi delle politiche di transizione, perché nessun marxista, con un po’ di sale in zucca, ha mai immaginato il socialismo e comunismo sgorgante bell’e fatto dal momento di una (vera o presunta) “presa del potere” da parte della Classe degli sfruttati. Ripeto che a me sembra un po’ vecchiotta un’impostazione del genere, ma comunque si dia intanto a Marx ciò che è di Marx; e dei marxisti in genere, perché in 54 anni che sono stato nell’ambito dei movimenti comunisti (marxisti), non ho mai sentito attribuire a Marx sciocchezze delle quali egli non è responsabile. Già anni fa dovetti ululare contro gli ambientalisti – arruffoni teorici della più bella specie – che facevano dire cazzate a Marx (che non teneva conto della Natura nella produzione di ricchezza, quando questi ripeté non so quante volte la formula di Smith: “La terra è la madre e il lavoro il padre della ricchezza prodotta”); adesso non lo permetto a chi avesse smanie di rendere “comunitaria” ogni forma di proprietà di valori d’uso. Se la desidera lui, se ne prenda interamente la responsabilità e non coinvolga Marx. Simili “pensatori” e politici, comunque, ci faranno inseguire con forconi da tutta la “gente” imbufalita; in questo caso, sto con questa gente e prendo anch’io il forcone. Alla larga dalla “comunione” dei beni!!!!! Sono pronto alle barricate contro chiunque la voglia.
Gianfranco La Grassa
01 giugno 2007
In risposta a Gianfranco La Grassa pubblichiamo l'intervento di L. Dorato Ulteriori considerazioni sulla proprietà privata” Dopo aver letto la risposta datami, riguardo al mio breve scritto introduttivo di un lavoro più vasto che sto compiendo, sono andato a rileggere le righe che avevo deciso di far divenire spunto di riflessione condiviso: non si sa mai, tante volte mi fossi confuso io sul senso delle parole, tante volte avessi creato i presupposti semantici per un equivoco così marchiano... Tuttavia, rileggendo attentamente le mie parole, non ho trovato nulla che potesse sembrare altro da ciò che è. Mi risulta assai paradossale leggere nella risposta di La Grassa e nel suo punto di vista emergente proprio una parte delle cose che io stesso volevo dire e avevo creduto di dire in quelle poche parole; che sono poi una buona parte di ciò che penso intorno al concetto di proprietà privata. In ogni modo, sono un fautore del libero dibattito costruttivo, e credo che di equivoci alle volte ne possano saltar fuori a bizzeffe. Per cui ben venga il confronto e il chiarimento. Comunione di beni? Negazione della proprietà privata sui beni di consumo? Socialismo di Stato? Tutto appartiene a tutti? Delegazione di ciò che appartiene all’uomo a una presunta collettività indefinita? Mancanza del controllo diretto dei produttori associati sulla produzione? No e poi no. Non ho mai pensato e sostenuto nulla di simile. Lasciamo queste interpretazioni o a letture psuedo-hippy del comunismo o, dalla parte opposta, a fantomatici comunismi nazionali di matrice nazistoide. Anzi, una lettura così interpretata è esattamente una di quelle letture di Marx che mi fanno venire il prurito. Mi spiego. Parlando di proprietà propria o, se volete, personale, in sostituzione di proprietà privata, sto usando un linguaggio che renda comprensibile il succo della questione. Ritengo che la proprietà dei beni di consumo e di tutto ciò che è utile e formativo per la vita di un uomo non solo debba essere garantita e difesa, ma che sia il fondamento del vivere comune, che sia l’essenza del rapporto tra spirito e materialità inerente a ogni singolo uomo. Nella mia elaborazione teorica, che certamente non è la copia di quella di Karl Marx (il quale è uno dei riferimenti, importantissimo, cui mi ispiro, ma che non è né un divo né un mito fondativo), la proprietà su ciò che si usa e si determina inerente alla vita umana, quindi su tutto ciò che non è alienato dalla forma naturale umana (dell’uomo animale sociale), è un caposaldo fondamentale. Tuttavia, mi piace, per comodità espositiva, definire questo tipo di proprietà privata, proprietà personale o propria, esattamente per distinguerla da quel rapporto perverso, alienabile e mercificabile, fonte di valore di scambio, che è la proprietà privata sui mezzi di produzione nel capitalismo. Sono proprio i più ingenui o i più in malafede a presentare il comunismo come un bordello in cui tutto è di tutti. In proposito voglio citare il meraviglioso passo di Marx tratto dai Manoscritti Economico-Filosofici del 1844 in cui, dalla descrizione del comunismo rozzo, in cui la proprietà privata si trasforma in una violenta e astratta appropriazione di tutti del tutto esistente, giunge alla descrizione del comunismo realizzato, in cui il rapporto tra uomo e natura e tra personalità e comunità si compie, si perfeziona nell’armonia e nell’equilibrio. Cito Marx, sul comunismo rozzo: "Questo comunismo, in quanto nega ovunque la personalità dell'uomo, non è proprio altro che l'espressione conseguente della proprietà privata, la quale è questa negazione. L'invidia universale, che si trasforma in una forza, non è altro che la forma mascherata sotto cui si presenta l'avidità". E continua: "Il comunismo rozzo non è che il compimento di questa invidia e di questo livellamento". ...e ancora Marx, questa volta, sul comunismo realizzato: "il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come autoestraniazione dell'uomo e quindi come reale appropriazione dell'essenza dell'uomo mediante l'uomo e per l'uomo; perciò come ritorno dell'uomo per sé, dell'uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo comunismo s'identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l'umanismo, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie". Penso che la mia piena adesione a questa splendida riflessione e all’idea di comunismo realizzato qui espressa, già basterebbe per fugare ogni dubbio sul senso delle mie parole. Il comunismo non è una comune degli anni 70 dove il sesso è patrimonio comune. Il comunismo non è la perdita di sé. Il comunismo è esattamente il contrario di questo. E nel merito vorrei ancora aggiungere una cosa: credo che il comunismo, sopprimendo la proprietà privata come rapporto sociale di produzione, e quindi come rapporto culturale sovrastruttrato sia una necessità esistenziale dell’uomo (e non certo metafisica, e meccanicistica), in quanto unica forma universale che favorisce la difficile unione dell’aspetto fisico-materiale della vita, con l’aspetto di comunione spirituale. Solo nel comunismo, attraverso la netta distinzione tra proprietà personale (come ciò che ci appartiene e ha valore affettivo, non mercificabile e non quantificabile) e comunanza dei mezzi di produzione, ovvero di tutto ciò che non è dato all’uomo possedere per sé, è possibile riprendersi ciò che il modo di produzione vigente e il conflitto permanente intersoggettivo ad esso associato ci toglie dalle mani: la nostra intimità e la nostra personalità; il nostro lavoro e la nostra vita individuale. Curiosamente, la società capitalistica, seduta sul trono dell’ideologia liberale, privatizza ciò che è comune, e sputtana senza vergogna ciò che è intimo. Il comunismo rovescia l’ordine. La comunanza può esistere solo dove l’intimità e la personalità sono riconosciute e rispettate, solo dove una casa, una terra, un’automobile, un elettrodomestico, ti appartengono veramente come fonte di valore d’uso personale e non valorizzabile quantitativamente attraverso lo scambio. All’uomo non è dato possedere ciò che non riguarda la sua vita in quanto personalità, ma, al contrario, gli è dovuto tutto ciò che gli serve per vivere senza stenti, senza miseria, cosciente e fiero della sua umanità e della sua appartenenza particolare e universale. Questo era il senso del mio breve scritto. E le parole di ora ne sono il consequenziale sviluppo. Con stima e amicizia, Lorenzo Dorato 02 giugno 2007
Potete scaricare e leggere l'intervista a Costanzo Preve e le considerazioni di Gianfranco La Grassa, su RipensareMarx. Questi sono i link dei file in pdf: intervista di Preve; considerazioni di La Grassa. Finalmente è arrivata online la risposta di C. Preve (clicca qui) e la risposta finale di G. La Grassa (clicca qui).
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