ARTICOLI

 

Comunitarismo e Comunismo - C. Preve

Utopia e libertà - C. Preve

Lenin: un genio rivoluzionario - G. Paciello

Sinistra e Destra - C. Preve

Terrorismo conto terrorismo - Carmelo R. Viola

Alla ricerca del Comunitarismo italiano (parte terza) - F.Ronchi

 

Alcuni problemi per l'orientamento politico e metapolitico nell'attuale momento storico - C. Preve

 

Prove tecniche di Eurasia? - M. Neri

 

Il capitalismo oggi, dalla proprietà al conflitto strategico - G. La Grassa

 

La sociologia tra politica e scienza - C. Gambescia

 

Nazioni Unite, unica riforma possibile: l'eutanasia - A. Fantoni

 

Anarchismo/Comunitarismo: sviluppi paralleli di un'idea - V. Cialini

 

David Louis (1748-1825). L’estetica comunitaria e la festa rivoluzionaria - D. D'amario

 

Il Comunitarismo. Riflessioni e proposte per promuovere il dibattito - E. De Dominicis

 

Prodi: progetto Europa? - P. Diretti

 

Sovranità nazionale vo' cercando - P. Diretti

 

Berlusconi: crisi di un'ideologia - P. Diretti

 

Cecenia e Russia. Russofilia, nazionalismo e antimperialismo - M. Pasquinelli

 

Classe operaia, addio! - C. Maiorana

 

Alla ricerca del Comunitarismo italiano - F. Ronchi

 

Democrazia e Potere del Popolo - F. M. Ibba

 

Eurasia: un mito da sfatare - M. Neri

 

Socrate, Marx, Preve e il valore veritativo della filosofia - C. Gambescia

 

Il tramonto della lotta di classe e l’evanescenza del proletariato - E. De Dominicis

 

Intervista politico-filosofica a Costanzo Preve - M. Neri e G. Paciello

 

La Sinistra che non c’è - M. Neri

 

Perché hai paura di andare in giro la sera? - Guido

 

Se questa è la Sinistra - A. Fantoni

 

Storia di un papato - P. Diretti

 

Invito ad una discussione radicale sul marxismo - C. Preve

 

Gli Usa, l’Occidente, la Destra, La Sinistra , il fascismo ed il comunismo. - C. Preve

 

Gli intellettuali italiani e la questione scolastica - C. Preve

 

Il socialismo e la questione nazionale - M. Neri

La tragica guerra solitaria dei Palestinesi - F. Lagger

Dopo Nassiryia. Che cosa è cambiato - C. Preve

Il problema dell'indipendenza - C. Preve


 

ROMPERE LA GABBIA

 

Negli anni settanta era uno degli slogan più evocativi dell'Autonomia Operaia e stava ad indicare la voglia di riappropriazione da parte dei settori giovanili, degli spazi, dei quartieri, delle scuole e di uscire dal «ghetto» imposto dal sistema.

 

Abbiamo voluto riprendere questo slogan per l’editoriale riadattandolo alla nuova situazione che ci troviamo a vivere dove la «gabbia» è diventata paradossalmente l'habitat naturale degli antagonisti.

 

Una «gabbia» culturale e politica che impedisce ogni rielaborazione delle premesse dell’impegno politico e che in tanti, in troppi, sono contenti di rinforzare ogni giorno.

 

Ed è per questo che i richiami «identitari» o presunti tali continuano a parodiare fallite utopie novecentesche con l’unico risultato concreto di paralizzare interi settori sociali e politici.

 

Imbalsamate e sterilizzate, le opposizioni al dominio del pensiero unico americanoide non svolgono alcun ruolo «alternativo» ma trascinano stancamente una coazione a ripetere alla lunga stancante anche per il più volenteroso spettatore.

 

Per questo abbiamo pensato, in occasione del lancio della nuova serie di «Comunitarismo» di iniziare un esame attento di quale alternativa di pensiero è possibile opporre alle parodie del passato, di come si possa intendere il rapporto tra persona e comunità, di quel nodo gordiano che faccia riflettere sulla possibilità di coniugare diritti individuali e Comunità senza ricadere né nel libertarismo post-borghese né in tentazioni autoritarie che hanno caratterizzato il Novecento.

 

Un terreno «neutro» di incontro che può rappresentare un luogo di sintesi tra culture diverse, anche confliggenti tra loro, ma animate dalla volontà cosciente e matura di dare nuova linfa al pensiero contemporaneo.

 

In questo numero il «comunitarismo» sarà al centro del dibattito sotto diverse angolazioni ed interpretazioni allo scopo di dare ai lettori gli strumenti adatti ad approfondire la riflessione sul momento presente e sull’opportunità di dare un solido impianto culturale ad eventuali opposizioni.

 

Un altro argomento che sarà al centro di questo numero è l'Eurasia, per capire cosa eventualmente c'è di positivo in questo concetto geopolitico e quali invece sono i punti critici di questo stesso concetto.

 

Non possiamo tacere che questo è un momento drammatico per il mondo e per i suoi destini e che tutto sembra convergere verso un’epoca di fortissime tensioni su scala mondiale.

 

È ora di capire chi avrà le coordinate metapolitiche e politiche giuste per resistere ai progetti di dominio americano, al di là della classica dicotomia ormai obsoleta destra/sinistra e chi, invece, si attarderà a contemplare il passato per ripetere all'infinito gli stessi errori.

 

La Redazione

 


Nuova serie della Rivista

 E’ tempo di bilanci. Questa Rivista nata nel 1999 su impulso di un gruppo umano che cercava nuove strade da intraprendere in senso politico-culturale ha sempre avuto l’ambizione di non adagiarsi su vecchie ricette, false illusioni ,o peggio su prospettive velleitarie ed inconcludenti.

Non avendo mai avuto la presunzione di “indicare la strada” da percorrere ,abbiamo sempre mantenuto fede all’impegno di elaborare idee per il futuro e cercare di smuovere le acque sin troppo paludose del panorama culturale italiano.

Nei mesi estivi qualcuno ha posto il problema se continuare con l’attuale testata e se avesse ancora un senso fare una Rivista che sembra non aver ottenuto risultati tangibili, visto lo stato di arretramento in cui versa l’attuale schieramento antagonista o di opposizione nel suo complesso.

Dopo varie riflessioni ci siamo detti che valeva la pena continuare a farla uscire per almeno due motivi: il primo è che nonostante tutto un sasso è stato lanciato ed anche se in modo confuso le idee espresse su questa Rivista cominciano a farsi strada , il secondo motivo è che, in effetti, l’antiamericanismo , elemento centrale, secondo noi, dell’attuale fase politica e culturale sta crescendo in modo tale da non poter permettersi di lasciare campo libero.

Diciamo questo a ragion veduta, visto che la rielezione di Bush e l’andamento della guerra di liberazione in Irak sono e saranno due snodi centrali della politica nei mesi a venire: è inutile, secondo noi, oggi indicare modelli sociali piu’ o meno futuribili, è puro esercizio retorico stare a fare discussioni di “lana caprina” sulle migliori interpretazioni marxiane della societa’ : le condizioni in cui versiamo e versano i popoli nel mondo le conosciamo tutte ed assai bene ..è ora di iniziare a costruire.

Non vogliamo piu’ assistere a masochistici riti purificali in nome di ortodossie fuori tempo massimo, non vogliamo piu’ vedere energie spese nel difendersi da attacchi interessati e da boicottaggi di mestatori di professione : oggi ci vogliono idee chiare , poche ma chiare.

Il tempo passa e gli schieramenti politici attuali somigliano al cimitero degli elefanti, mentre tutto va in crisi ….la guerra in Irak, la crisi del modello liberista , la sempre piu’ marcata insicurezza sociale ,la sovranita’ nazionale ormai in mano alle servili politiche di ceti dirigenti filoamericani , il problema della democrazia diretta e di come affermarne i principi, questi sono i temi che si possono portare avanti urgentemente senza farsi trascinare nell'’ empasse dai “cadaveri politici.” degli anni settanta

Molte persone attendono un segnale di chiarezza, non da noi, ma da quello schieramento articolato e vario che un anno e mezzo fa aveva incominciato a tracciare un percorso possibile di movimento di liberazione popolare che potesse dare rappresentativita’ politica al diffuso sentimento antiamericano in questo paese.

In quell’occasione scattarono subito le scomuniche, gli attacchi, le pressioni e la diffamazione:questi fattori hanno indubbiamente contribuito ad allentare le fila del progetto, ma c’è anche un dato culturale che è di intralcio alla definizione di una prospettiva del genere: ed è la tendenza di alcuni di riproporre vecchi schemi tanto cari alla sinistra che sono un freno oggettivo al perseguimento di un obiettivo di massa.

Finche’, per dircela chiaramente, ci saranno gli “orfani” del PCI o dei vari movimenti extraparlamentari degli anni sessanta e settanta, “i continuisti”, ci sara’ sempre poca probabilita’ di andare oltre un ghetto incapacitante e chi proviene da altri ambienti politici non sara’ certamente invogliato a cambiare idee per ripiombare in un’altra situazione di stallo, con riti diversi ma recitati con la stessa rituale, maniacale, ripetitivita’.

Se l’analisi è che in Europa sulla base delle premesse culturali che ci vengono dall’eredita’ greca, illuministica e socialista si puo’ fondare un soggetto politico inclusivo sulla base della nuova dicotomia Usa –antiUsa allora si proceda senza dare troppo ascolto alle prefiche di turno, ma sapendo che sia le forme organizzative che comunicazionali che culturali devono essere quelle adatte allo scopo senza concessioni al passato piu’ o meno prossimo.

Si abbattano gli spiriti tribali, le consorterie culturali politicamente corrette ,le diatribe tra addetti ai lavori, si cerchi il consenso tra i milioni di italiani scontenti e critici verso un mercato che li strozza e li affama , critici verso l’imperialismo omicida americano, insofferenti verso la distruzione dell’Uomo che questo sistema accentua ogni giorno di piu’.

Proprio per questi motivi la Rivista uscira’ con questo ultimo numero per poi riprendere con una NUOVA SERIE in autunno per riannodare i fili di un discorso che riteniamo importante su un piano culturale e filosofico senza il quale c’è solo il vuoto agitarsi senza costrutto alcuno.

Questa Rivista continuera’ a dare il suo modesto contributo a questo progetto democratico che oggi rappresenta l’unica ancora di salvezza non dei pochi “ideologizzati” rimasti a difendere i tabernacoli , ma di milioni di persone che vogliono un mondo migliore.

La Redazione


 

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