Articoli
DAVID LOUIS (1748-1825). L’ESTETICA COMUNITARIA E LA FESTA RIVOLUZIONARIA.
Questa rivista ha una direttrice di marcia ben definita, il gruppo umano che dal 1999 ne ha movimentato la vita, ha sempre rifiutato di arroccarsi sulla difesa di macerie perdenti, di ridotte ortodossie impastate di vuoto clericalismo rosso, inesorabilmente sconfitte nel novecento. Credo di poter affermare che la ricerca di un pensiero valido, da cui riprovare ad «assaltare il cielo», è stato sempre umile, rispettoso e variegato!
Scavando e studiando , siamo arrivati a strutturare «visioni» e recuperare figure e idee coperte dalla polvere della storia, ma più volte occultate dalla cosiddetta ufficialità…
Il nostro «senso popolare», il timido e pacato avvicinarci al dibattito socio-culturale odierno ha un solare progetto…partecipare alla costruzione di un Movimento Popolare di Liberazione.
Come viatico, maestra strada che a ritroso nel tempo per monti e valli, arriverà a costeggiare il «comunitarismo» di David, voglio riportare la «frase» del poeta proletario Aleksej Gastev:
«non vivo per anni.
Vivo per centinaia, per migliaia di anni.
Sono vivo dalla creazione del mondo.
E vivrò per milioni di anni a venire.
E non ci sono limiti al mio progredire.»
Jacques Louis David, pittore, intellettuale, rivoluzionario e giacobino, visse il periodo della Rivoluzione (1789-94) sempre sulle barricate. Amico intimo di Robespierre. Artista ed esteta della Comune Rivoluzionaria. Inventore di un linguaggio che travalicherà la pittura e sarà asse portante di certi movimenti dell’avanguardia storica del novecento…un esempio è rappresentato dagli allestimenti delle manifestazioni rivoluzionarie nella Russia sovietica, nel quinquennio leninista. Comunitarista originale, tenterà di legare l’identità di classe con l’identità nazionale, i suoi valori ideologici e culturali influenzeranno l’arte francese moderna.
La sua pittura neoclassica era anche un atteggiamento, uno stile, una forma di «nuovismo militante», mentale e morale che si innesterà nel senso stesso della «comunità» giacobina.
Il richiamo alle virtù eroiche e comunitarie della Roma repubblicana, il vestire i panni degli eroi plutarchiani e il rispettivo linguaggio «archeologico» rappresenterà nel periodo della Pastiglia, nel processo al vile monarca e nella lotta spietata contro la cospirazione controrivoluzionaria…il sorgere, seppur non cosciente, di comunità socialiste!
I bruti, i gracchi che segnarono quel periodo e che la comunanza sociale di David trasformò in figure rivoluzionarie vive, indelebilmente segnò il sublime risveglio di un «vento» antico ma ancora foriero di movimentismo vitale…
La sua arte consegnò a queste ombre sublimi del passato una nuova anima, che aveva le passioni, il senso di giustizia, le idee «attuali» dei Robespierre, dei Marat, dei Saint-Just.
A conferma che tale elaborazione politico-ideale segnò l’essenza mistico-popolare della Rivoluzione giungono le parole di Karl Marx: «…la resurrezione dei morti servì dunque…a magnificare le nuove lotte, non a parodiare le antiche; a esaltare nella fantasia i compiti che si ponevano, non a sfuggire alla loro realizzazione; a ritrovare lo spirito della rivoluzione, non a rimetterne in circolazione il fantasma…».
Ma credo, senza ombra di dubbio, di poter indicare nel rivoluzionario David il «Druido», il pagano, il regista del popolarismo comunitario dell’incorruttibile…l’impeccabile organizzatore delle feste nazionali e della comunità popolare. Colui che solo un’accozzaglia di cialtroni definì pomposamente «gran cerimoniere di corte» e falliti militanti dell’intellighenzia rossa continuano a sbeffeggiare…ma solo la stupidità politica e i vuoti di pensiero non hanno visto in David il distruttore dell’individualismo aristocratico, l’affossatore dell’illusionismo clericale, del lugubre egoismo ateistico.
Con David, il grande Robespierre avviava il giacobinismo verso la cultura di massa. Veicolo di tale cultura furono celebrazioni imponenti e a vasta partecipazione popolare. Per sommi capi si possono ricordare: la statua della Rigenerazione, il cui tema della fecondità della natura era palese; la spighe di grano sempre presenti; il carro con l’urna contenente le ceneri degli eroi della Repubblica; la regalità bruciata come «sacrificio espiatorio» ai piedi della statua della Libertà; l’esposizione costante dei prodotti della natura; le corone di fiori; le sfilate di tori trainanti carri pieni di strumenti rappresentanti le arti e i mestieri; la distruzione con il fuoco della «fiaccola della verità» del monumento dell’ateismo, dalle cui ceneri emerge la saggezza…fino a costeggiare il culto rivoluzionario dell’Essere Supremo, purtroppo frainteso dalla militanza e dalla storiografia di «sinistra»!
David crederà fino alla fine della bontà di tale progetto comunitarista, fatto di creazione d’identità tra stato e società civile, in poche parole di comunizzare, stringere gli interessi e la cultura popolare nell’ambito nazionale. Fu un periodo storico e di rivolta fecondi e dal 1792 al 1794 palesemente antiborghese.
Robespierre con le sue idee armate e solari trovò in David il fantasista e l’amante del popolo…con il Termidoro le festività rivoluzionarie che avevano avuto il merito di scuotere certe basi di una cultura retrograda, ingiusta, medioevale furono abolite perché urtavano con i piani di manipolazione delle menti, che la reazione borghese programmava.
Oggi più che mai, la riscoperta di «Autori» come il giacobino David, con la sua capacità di creare comunità e di riflesso socialità, anche tramite elementi coreografici, pittorici, musicali, emozionali, è indagare su un’idea, un movimento politico-culturale che anche tramite la gioviale e teatrale voglia di stare insieme ha provato ad opporsi al pericolo anti-popolare dell’individualismo borghese.
Ci piace pensare, immaginare comunità di uomini e donne che festeggiano le virtù e le bellezze, l’eroismo e la solidarietà, la natura e la giustizia e non vedere milioni di inebetiti «occidentali» eccitarsi al rumore metallico dei cacciabombardieri e al gergo animalesco di un demente mangiatore di noccioline…
Semplicemente, cerchiamo nuove vie per riprendere quella «lunga marcia» che libererà l’umanità dallo sfruttamento sia culturale che economico…utopisti? No, comunitaristi…
Davide D’Amario