Articoli
NAZIONI UNITE, UNICA RIFORMA POSSIBILE: L’EUTANASIA
La nomina del fondamentalista atlantico Bolton, noto per la sua avversione epidermica a tutto ciò che è ONU, a rappresentante statunitense al Palazzo di vetro avvenuta con un escamotage procedurale di Bush per aggirare l’ostruzionismo del Senato (a maggioranza repubblicana!!!), oltre a mettere in chiaro una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’assoluta mancanza di rispetto di Bush e della sua amministrazione verso le proprie istituzioni e, soprattutto, verso i cittadini che queste dovrebbero rappresentare, può essere letto da una parte come uno schiaffo alle Nazioni Unite che il regime americano vorrebbe definitivamente stravolgere per rendere ancor più malleabili, dall’altra come un chiaro segno di debolezza di Bush stesso (talmente isolato da dover ricorrere a sporchi trucchetti pur di piazzare i propri protetti). Ma l’imposizione di Bolton significa anche un'altra cosa e cioè che l’organismo da noi conosciuto come Organizzazione delle Nazioni Unite, o ONU che dir si voglia, ha fatto ormai il suo tempo, delegittimando in pieno questo inutile carrozzone e svuotandolo di ogni residua credibilità: cosa pensereste se un clone di Adolf Hitler fosse eletto alla presidenza del museo della Shoah di Tel Aviv o se a Nelson Mandela fosse conferita la tessera onoraria del Ku Klux Klan? Evidentemente sareste portati a pensare che questa è una presa per il culo, anzi, una vera e propria provocazione…ed avreste ragione. Ricordiamo che Bolton è la stessa persona che ha dichiarato testualmente che «l’ONU funzionerebbe meglio se il suo unico membro fossero gli Stati Uniti» oppure che «se crollassero dieci piani del Palazzo di vetro nessuno al mondo se ne dispiacerebbe» (quest’ultima riflessione fra l’altro può essere anche condivisibile a patto però che in quei dieci piani ci sia anche lui con tutta la delegazione a stelle e strisce).
Come si fa a prendere sul serio un’istituzione che fa sedere all’interno del proprio Consiglio di sicurezza, massimo organo decisionale con diritto di veto, un individuo che di questa stessa istituzione ha il più assoluto disprezzo. La nomina di Bolton è la definitiva pietra tombale sulla decrepita e in gran parte ingloriosa esperienza dell’ONU. Ma non dispiaciamocene più di tanto, in fondo non è detto che questo sia un male. Iniziamo innanzitutto a porci una domanda: che cos’è oggi l’ONU, a cosa serve, chi o cosa rappresenta? Non certo la popolazione mondiale, questo è chiaro, ma andiamo con calma e cominciamo a parlare dell’ONU partendo dalle origini. Fondata verso la fine del secondo conflitto mondiale, l’ONU oggi ha sessant’anni suonati ed è tanto diversa da quella di ieri. La sua carta costitutiva fu un prodotto delle condizioni politiche di quei tempi, ossia un compromesso fra l’URSS di Stalin e le potenze imperialiste occidentali.
Finché è stato in piedi il campo socialista, le Nazioni Unite difficilmente riuscivano a prevaricare e a forzare la propria carta costitutiva. Si pensi soltanto che per rintuzzare gli attacchi degli USA che avevano nel frattempo scatenato la guerra fredda e la crociata anticomunista, l’URSS fu costretta, dal ’45 al ’55, a ricorrere ben 77 volte al veto; soltanto una volta sfruttando l’assenza dell’Unione Sovietica, che intendeva così protestare contro l’esclusione della Cina Popolare da quello stesso organismo, gli americani poterono farla franca e attaccare la Corea sotto le bandiere blu dell’ONU.
Con l’infausto XX congresso del PCUS nel 1956, iniziò la destalinizzazione dello Stato sovietico e con essa la politica di capitolazione Kruscioviana di fronte all’imperialismo e il tradimento delle lotte di liberazione nazionale dei popoli oppressi che invece Stalin aveva sempre sostenuto e appoggiato con ogni mezzo. L’URSS aveva di fatto ammainato la bandiera del socialismo rivoluzionario e da questo momento gli USA non ebbero più difficoltà ad egemonizzare l’ONU , di cui si serviranno come ombrello per coprire giuridicamente le loro reiterate aggressioni e ingerenze in tutti gli angoli del globo. Così le Nazioni Unite divennero area di scontro ma anche di accordi sottobanco fra le due superpotenze, USA e URSS, per la spartizione e il dominio del mondo alle spalle dei popoli, eppure con l’ingresso della Cina socialista di Mao nel ’71 e la liberazione di molti paesi del terzo mondo dal giogo coloniale, all’ONU si sentì di nuovo forte e chiara la voce delle nazioni povere e perseguitate. Sebbene i grandi oppressori non accettarono mai nessuna delle numerose condanne pronunciate dall’Assemblea generale, disprezzandone l’operato, come fecero gli USA fino a minacciare un loro clamoroso ritiro, possiamo affermare che durante questo lasso di tempo l’ONU risentì in maniera benefica del vento di contestazione e di cambiamento che stava soffiando grazie soprattutto alla coraggiosa e lungimirante opera dei cosiddetti Paesi non allineati.
Questa parentesi in cui l’ONU sembrava aver ritrovato autorevolezza e credibilità durò, tuttavia, molto poco: con la Morte di Mao, di Tito e con la distruzione fin dalle fondamenta teoriche, politiche e organizzative del Partito e dello Stato sovietico, col crollo dell’URSS e dei regimi dell’Est il mondo è entrato in una fase storica di apparente glaciazione politica dominata tirannicamente dal capitalismo più fanatico ed estremo, dall’imperialismo finto-democratico, dal neocolonialismo, dal militarismo «umanitario» dietro al quale si celano i più turpi interessi delle multinazionali occidentali. La parte che è uscita vincente dalla guerra fredda sta saccheggiando a suo piacimento le spoglie dei vinti, per il momento. In questo nuovo scenario le Nazioni Unite sono divenute soltanto un mero strumento in mano all’imperialismo mondiale per dare una parvenza di legittimità a tutti i più recenti soprusi, massacri e aggressioni belliche a popoli e Stati sovrani oltre che, naturalmente, luogo delegato alla disputa per l’egemonia mondiale fra le attuali superpotenze che a livello ideologico oggi fanno parte tutte quante dello schieramento unico liberal-capitalista: Usa, Unione Europea e Giappone. È in questo quadro che va visto il «nuovo ruolo» dell’ONU manifestatosi chiaramente per la prima volta e in maniera clamorosa con la prima guerra del golfo del 1991 che ruppe definitivamente il tabù della non ingerenza creando i presupposti per tutte le future guerre di conquista camuffate da «operazione di pace». Questo organismo, che ormai non riveste più alcuna seria funzione se non quella di garante dei più forti e copertura buona per avallare le loro imprese più vili, viene definito dagli stessi stati capital-imperialisti «embrione del governo mondiale». Ma cosa intendono questi signori con il termine «governo mondiale»? Evidentemente il sistema assolutista e totalitario universale attraverso il quale costoro puntano a salvaguardare e a perpetuare lo status quo, negare di fatto ogni lotta, ogni forma di rivendicazione dei popoli oppressi e delle categorie più deboli, calpestarne l’aspirazione sacrosanta alla giustizia sociale, all’indipendenza e all’emancipazione.
Bisogna partire da questo desolante contesto per guardare in maniera obiettiva e valutare criticamente ogni discorso sulla cosiddetta «riforma» dell’ONU.
In particolare il dibattito su cui vertono più o meno tutte le diverse proposte di riforma avanzate dai singoli membri è quello inerente all’allargamento del Consiglio di sicurezza ad altre potenze capitaliste emergenti, che dovrebbero entrare come membri permanenti con diritto di veto, quali ad esempio la Germania, il Giappone ma si parla anche di India, di Brasile, addirittura dell’Italietta berlusconiana che in virtù della sua fedeltà all’impero scalcia per un più che improbabile posto al sole: la battaglia dei veti contrapposti ci indica che non se ne farà nulla e in fondo è molto meglio così. Il secondo punto cardine è la creazione di un esercito permanente dell’ONU atto alla moderna guerra d’aggressione e ad operazioni di polizia internazionale con carattere essenzialmente repressivo. La terza questione, quella che non a caso sta più a cuore agli Stati Uniti d’America, è la riscrizione del diritto internazionale, partendo dalla cancellazione dell’impedimento all’ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, sancito dall’articolo 2 della Carta istitutiva dell’ONU, e la sua sostituzione con la teoria del «diritto-dovere di ingerenza umanitaria» cavallo di battaglia dei neoconservatori americani che infatti stanno esercitando ogni pressione possibile e immaginabile per screditare e affossare gli attuali vertici del Palazzo di vetro da trasformare, secondo i loro disegni, in una diretta emanazione della Casa bianca. A tal fine il sicario John Bolton ha presentato all’ultimo surreale vertice dell’organizzazione una serie di oltre quattrocento emendamenti per una modifica dello statuto che vada in questo senso: le possibilità che la truffa riesca sono più che buone visto che proprio dal governo USA arrivano gran parte dei soldi che servono per tenere in vita questo faraonico baraccone e se gli americani chiudono i rubinetti molti illustri notabili che da anni vivono una principesca quanto parassitaria esistenza all’ombra delle bandiere blu potrebbero all’improvviso trovarsi senza stipendio. È evidentissimo che la tanto invocata «riforma» in realtà sia una controriforma dalla quale le masse che popolano il pianeta non hanno proprio niente da guadagnare; è poi ancora più evidente che questa partita a Risiko si giochi solo all’interno del campo imperialista mentre ne sono completamente esclusi i paesi più piccoli e più deboli politicamente ed economicamente, incapaci di farsi ascoltare e di far valere il loro punto di vista.
Questi paesi che pur costituiscono da soli i tre quarti della popolazione mondiale non riescono ad emergere in quanto assolutamente privi di un fronte antagonista internazionale che abbia alla testa Stati e leader autenticamente e coerentemente antimperialisti a cui ispirarsi.
La Russia, La Cina, l’India, i grandi Stati progressisti dell’America latina, pur costituendo nella lunga prospettiva un argine più che valido alle mire supremaziste degli atlantici, non possono fare molto in quanto privi della necessaria coesione nei confronti del comune nemico e ingabbiati in una struttura che così com’è non da loro sufficienti spazi di manovra. È bene guardare in faccia la realtà: l’ONU è irriformabile!
L’«ONU dei popoli» di cui tanto blaterano i borghesucci D’Alema e Fassino, i falsi comunisti alla Bertinotti e che è stata fatta propria anche da forze sane di ispirazione democratica, antimilitarista e antiglobalista, rincoglionite dalla spaventosa omologazione filo-americana dilagante che in nome di un pacifismo assoluto e stupidamente dogmatico mette sullo stesso piano aggrediti e aggressori, è solo una parola d’ordine che fa il gioco dei guerrafondai. Una parola d’ordine che usavano già gli angloamericani alla fine dell’ultimo conflitto mondiale sulle macerie ancora fumanti di Hiroshima e Nagasaki; la usano oggi i vari Kofi Annan e tutti gli ignavi che non hanno il coraggio di opporsi alla barbarie del nuovo nazismo a stelle e strisce, per ingannare i popoli stessi. Una parola d’ordine fuorviante perché l’ONU è fatta di Stati non di popoli e quindi agisce secondo i voleri dei capi di Stato, oggi in mano quasi interamente (in maniera diretta o indiretta) alle teste d’uovo di Londra, Washington e Tel Aviv. Per quale motivo i popoli dovrebbero credere ad un governo mondiale autoreferenziale costituito e gestito da un pugno di paesi ricchi e predatori che fondano il loro potere sull’usura e praticano un economia di rapina sfruttando e opprimendo il resto dell’umanità?
E quale garanzia di giustizia, di imparzialità e di democraticità ha questo governo mondiale che si basa e che dovrà comunque basarsi (riforma o non riforma) su uno statuto che assegna tutto il potere al Consiglio di sicurezza, con diritto di veto per i cinque membri permanenti, mentre all’Assemblea i paesi poveri e del Terzo mondo che sono la stragrande maggioranza continueranno a contare meno di zero? Questa ONU non risponde più alle esigenze che hanno motivato la sua costituzione, ha cambiato completamente carattere, il mondo in cui essa vegeta è cambiato, e non va riformata ma semplicemente sciolta, possibilmente subito e senza rimpianti. Occorre violare una volta per tutte il tabù, il culto idolatrico di questa Organizzazione che non è affatto qualcosa di sacro, di inviolabile, ma una struttura inutile e anacronistica a cui ci si può benissimo opporre.
Negli anni sessanta nazioni che inglobavano oltre un quarto della popolazione mondiale, quali la Cina, il Vietnam, la Corea, non facevano parte dell’ONU, eppure esse vivevano lo stesso, crescevano, progredivano e il loro prestigio internazionale aumentava anziché diminuire.
La prassi vuole che un Paese acquisisce status giuridico internazionale proprio a partire dal momento in cui viene ammesso alle Nazioni Unite, ma chi ha investito le Nazioni Unite di questa autorità? Dovrebbero essere la realtà della sua indipendenza e il carattere del ruolo che svolge negli affari internazionali, oltre a fattori fisici, politici e antropici legati alla lingua, alla cultura, alla specificità e alla volontà dei cittadini che lo compongono a determinare il diritto formale di un Paese a esistere o a non esistere come entità nazionale legalmente riconosciuta e non la sua appartenenza o meno all’ONU. Oggi in realtà ogni nuovo Paese che varca quella soglia si consegna volontariamente, legato mani e piedi e con un bel limone in bocca, all’imperialismo atlantico e da quel momento dovrà svolgere il ruolo di spettatore passivo o di strumento di fronte ai diktat e alla competizione che inevitabilmente si scatenerà per il suo controllo. L’ONU è una tigre di carta, un colosso le cui fondamenta sono costruite sul nulla: la sua sede, il grattacielo donato nel 1952 dalla famiglia del miliardario americano Rockfeller, e le sue ramificazioni nei continenti hanno il solo scopo di intimorire le nazioni e i loro abitanti. Ma se tutti i Paesi difendessero strenuamente la propria sovranità nazionale, il proprio libero arbitrio, la propria dignità, l’ONU non potrebbe fare assolutamente nulla contro di loro e allora non ci sarebbe più bisogno di nessuna ONU e questa si scioglierebbe come neve al sole. Piuttosto che mantenere artificialmente in vita un cadavere che comincia a puzzare e che gli americani si apprestano a trasformare in uno zombi pronto ad obbedire ai loro ordini, sarebbe assai più consigliabile una rapida eutanasia.
Che i Paesi che non si riconoscono nei disumani interessi del blocco americanocentrico occidentalista, che rifiutano la strumentale crociata anti-islamica e le deliranti teorie sullo «scontro di civiltà» dei teo-cons d’oltreoceano, che non vogliono sacrificare il diritto ad una società equa e ad uno stato sociale sull’altare del libero mercato, che rigettano l’idea dell’uomo schiavo dell’economia, e che sono il 90% delle nazioni esistenti ora su questo pianeta, si ritirino dall’attuale ONU e lascino pure gli Stati Uniti e i loro servi a fare da soli le loro modifiche e i loro giochetti.
Raccolgano l’appello del Presidente Chavez e diano vita ad un’altra ONU, con sede in una città libera dell’emisfero sud. Occorre una nuova organizzazione mondiale senza membri privilegiati e senza diritto di veto, con uguali diritti e doveri per tutti, fondata sui principi del rispetto reciproco per la sovranità e l’integrità propria ed altrui, di non aggressione, di non ingerenza nei rispettivi affari interni, di eguaglianza, di mutua assistenza e di reciproco vantaggio. Una volta assicurato il rispetto di questi principi-base essa potrà svolgere un ruolo positivo e benefico nella risoluzione delle dispute internazionali, le controversie di confine, economiche, politiche e commerciali, affinché possano risolversi pacificamente senza ricorrere a sanzioni genocide, a guerre «umanitarie» e a occupazioni di sorta. Ricordiamo che lo scopo principale per il quale le vecchie Nazioni Unite furono istituite era quello di «salvaguardare il mondo dal flagello della guerra»: forse sarebbe il caso che la nuova ONU partisse proprio da questo obiettivo, continuamente tradito e vilipeso dagli attuali vertici del Palazzo di vetro.
Andrea Fantoni