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Perché hai paura di andare in giro la sera?
Una riflessione sulla paura della notte e dell’ignoto nella società capitalista
Vi siete mai chiesti perché nella gente che ci circonda e, magari, anche in voi c’è una così intensa sensazione di inquietudine nel girare soli la sera o nell’avere contatti sociali con gli estranei?
Io me lo sono chiesto…me lo sono chiesto perché in passato sono stato vittima di questo processo di distorsione della realtà ed inconsapevolmente ho agito seguendone le logiche…ora mi ritengo libero da esso, ma mi rendo conto che è qualcosa di «esistente» ed i cui effetti sono «tangibili». Ricordo tanto tempo fa che, l’indomani della sconfitta a quelle regionali dove D’Alema si era “giocato” in prima persona, Piero Fassino dichiarò spocchiosamente che «il problema della sicurezza è un problema di isterismo collettivo» e mi ricordo che reiterò comunque tale concetto…tale dichiarazione mi diede un’idea della scarsa intelligenza politica di Fassino, perché i problemi non si risolvono dichiarando con disprezzo che sono «di natura psicologica»…i problemi si «risolvono» ed il disprezzo per un problema, per quanto possa essere di natura psicologica, testimonia solo il borioso distacco di una certa classe politica da chi li vota o li
potrebbe votare…ma effettivamente è una affermazione che fa riflettere, perché in essa, a mio avviso, c’è un fondamento di verità.
La gente ha paura…ha paura dell’estraneo, del diverso, del maniaco dietro l’angolo e si sente insicura quando gira per strada di notte…e, in effetti, se ci fate caso, a parte le zone «del divertimento» che straripano di locali, se uno gira per strada, anche in una grande città, di notte trova un vero e proprio deserto. Eppure, chi più chi meno, tutti in queste grandi metropoli hanno memoria di un tempo dove le cose erano diverse…dove le sere erano più “vive”. Alcuni addirittura richiamano un passato quasi mitologico dicendo frasi del tipo «Ehhh…un tempo non era così»; di solito a questi ricordi mitologici seguono a pioggia accuse nei confronti dei «diversi» che, arrivati lì, avrebbero causato quello spiacevole cambiamento…i meridionali (qui al Nord)…gli immigrati…ecc…
Io credo che alla base di questa paura si possano individuare tre cause reali :
a) L’ossessione indotta per il possesso
b) Il terrorismo mediatico
c) L’atomizzazione sociale
Queste tre cause creano un processo di distorsione della realtà da cui discendono tutta una serie di fenomeni; non dichiarerò qui che ci sia una trama oscura razionalmente orchestrata a tale fine, ma ritengo che non sia fuori luogo affermare che ci sono molti «detentori di interessi» che su questi aspetti «ci marciano» e penso si possa anche dire che basilarmente questi detentori sono dei capitalisti.
L’ossessione indotta per il possesso
Ê noto a tutti, ma ribadiamolo pure…noi tutti viviamo in una società capitalista…una società nella quale l’importanza dell’ottenimento del lucro da parte dei detentori o, più correttamente, dei «gestori» del capitale è un aspetto assolutamente centrale. In questa società, dato che i capitalisti devono riuscire a fare extra-profitti, i prodotti che questi fanno produrre o acquistano da terzi devono essere venduti…per questo bisogna indurre le persone ad acquistarle, perciò indicherò alcuni sistemi usati per ottenere questo scopo…
Sesso e pubblicità. Tutti quelli di noi che possiedono un televisore, leggono un giornale, una rivista o anche solo girano per strada, facendo un po’ mente locale, possono rendersi conto di quanto noi siamo bombardati di pubblicità. La pubblicità serve basilarmente per indurre le persone a ritenere di aver bisogno di una cosa o che una cosa possa rispondere ad un loro bisogno effettivamente presente; per fare ciò la maggior parte delle moderne pubblicità fa uso di messaggi che scivolino oltre la barriera della nostra razionalità per innestarsi direttamente nelle parti meno razionali e controllabili della nostra psiche. Tipicamente, è inutile dirlo, per fare ciò, le pubblicità fanno uso di allusioni più o meno chiare alla sfera sessuale, che è uno dei nostri «motori motivazionali», perché, essendo noi animali al pari degli altri, il sesso e la ricerca di un partner (sessuale o sentimentale) ha una importanza notevole nella nostra esistenza.
Associare un prodotto a tale bisogno è un ottimo sistema per renderlo «appetibile», quindi è per questo che vediamo costantemente donne vestite solo di tortellini ed altre cose magari stupide, ma dalle chiari allusioni sessuali.
Inganno «emozionale». Nella moderna società capitalista si è scoperto che, associando ad un prodotto l’illusione del soddisfacimento di un bisogno superiore, questo può essere smerciato più facilmente. Questo genere di prodotti si chiamano «prodotti emozionali», perché ad essi viene associata, solitamente a colpi di pubblicità o di altri strumenti di comunicazione, illusoriamente una «emozione», che peraltro non è che il soddisfacimento di un bisogno superiore. Mentre nel caso della pubblicità «a base sessuale» si associa ad un prodotto un bisogno molto importante, ma non «superiore», con l’associazione di un’emozione ad un prodotto si associa, di fatto, ad un prodotto un bisogno superiore.
Indubbiamente ci sono altri modi di persuadere le persone ad acquistare un prodotto, ma credo che queste due tecniche siano quelle che colpiscono più in profondità, perché un prodotto…un bene…viene associato ad un bisogno che può essere a vari livelli, ma comunque è importante e solitamente non è il bisogno a cui il prodotto in questione rispondebbe direttamente.
In pratica si viene illusi di trovare in un prodotto una risposta che non possiamo trovare in esso, perché non ha mai costituito una risposta a tale bisogno. Da ciò deriva il costante bisogno di possedere nuove cose e quindi il ciclo del consumismo nelle sue modalità più ossessive.
In una realtà dove da questi impulsi si è costantemente bombardati nei modi e nelle situazioni più assurde…dalla fiancata del bus ai manifestini che pendono dai supporti sul tram, dalle pubblicità occulte nei film o nei giornali alla pubblicità indossata orgogliosamente con la marca in bella vista su un capo…ecc…è evidente che questi costanti stimoli sulla nostra psiche devono essere fonte di un forte, se anche magari non facilmente percettibile, stress…e, alla fine, molti di noi divengono ossessionati dal possesso delle cose. Per possedere bisogna avere i soldi, quindi ne deriva una ossessione per l’accumulo di denaro e, possibilmente, rapido o molto rapido.
Quando alcuni di noi dicono «Ehhh…un tempo non era così», fanno mai mente locale al fatto che questo bombardamento di stimoli ha avuto una crescita esponenziale col passare del tempo? O che probabilmente per vederne i loro effetti c’è voluto qualche tempo?
Spesso si dice che «ormai viviamo in una società senza valori», ma in realtà fare certe affermazioni è farla troppo facile…noi viviamo in una società nella quale, per l’interesse di alcuni di lucrare, i nostri cervelli vengono bombardati costantemente di menzogne più o meno velate ed i nostri bisogni vengono costantemente ed onanisticamente titillati da beni che a tali bisogni non rispondono; questo fa sì che alla fine, a seconda della nostra maggiore o minore capacità di resistenza, tutti finiamo coll’essere ossessionati dal possesso in modo più o meno spinto!
Se combiniamo questo fatto con la atomizzazione sociale di cui parlavamo prima ci accorgeremo che tendenzialmente abbiamo rapporti sociali sempre più rarefatti, sempre più spesso «mediati» da interfacce capitaliste e sempre più spesso resi falsi dagli adattamenti ad un disperato «bisogno di socialità», quindi abbiamo sempre meno opportunità di conoscere le persone in modo genuino; questo fatto indubbiamente non può che far perdere valore alle persone agli occhi di molti, perchè i rapporti sono, al di là delle apparenze, spesso mediati da freddi calcoli. Ê questo cocktail mortale di cause a mio modesto parere fa sì che chi opta per il delitto lo faccia in maniera sempre più efferrata.
Il terrorismo mediatico
Un tempo il più potente dei media, la televisione, era sotto il controllo dello Stato; chiaramente questo causava dei problemi perché se lo controllava lo Stato, questo significava che chi non era gradito a chi deteneva le leve del potere governativo non ci metteva dentro neppure la punta del naso. E questo implicava anche che lo Stato avesse il controllo assoluto su un potentissimo strumento di informazione, ma voleva anche dire che lo Stato stesso decideva se ci dovesse andare la pubblicità, quanto costava e come dovesse apparirvi. I miei genitori ad esempio spesso mi tessono le lodi del Carosello, dove, quando la Rai era l’unica televisione esistente, la pubblicità televisiva veniva ghettizzata e messa secondo forme decise da chi forniva il servizio radiotelevisivo.
Poi, ritenendo che questo portasse più libertà, per i problemi suddetti, si aprì ai privati e quindi, a ruota, la pubblicità fu «libera» e, dopo vari anni, si permise che dei privati proponessero dei telegiornali privati, ritenendo in questo modo di svincolare anche l’informazione dei telegiornali dal controllo governativo.
Di fatto si finì coll’avere delle emittenti televisive che, essendo capitaliste o dovendo comunque rispondere a governi sempre meno soddisfatti di spendere soldi sul pubblico, avevano come scopo primario quello di imbottire la testa degli spettatori di pubblicità, possibilmente spendendo il meno possibile sui programmi (da cui il graduale passaggio della televisione generalista su palinsesti pieni di programmi caratterizzati dagli stessi «format», ma è un altro discorso…). Per imbottire la testa degli spettatori di pubblicità bisogna chiaramente tenerli incollati alla sedia e non far cambiare loro canale. Dato che i telegiornali si facevano concorrenza tra di loro, fu molto probabilmente questa ragione alla base del crescente sensazionalismo e morbosità che col tempo caratterizzò tali strumenti informativi, perché ovviamente una sensazione scioccante sorprende e tiene incollato lo spettatore alla sedia. Lo stesso si può dire per i programmi di approfondimento, molti dei quali cominciarono addirittura ad adottare le stesse strategie della pubblicità (ad esempio inserendo la bellona di turno che solitamente non c’entrava un tubo per aggiungere l’elemento sessuale di cui si parlava per la pubblicità).
Naturalmente i giornali e le riviste, essendo strumenti comunicativi meno «immediati» ed essendo caduti in disgrazia «coll’esplodere» dell’altro strumento, dovevano fare la stessa identica cosa per reggere la concorrenza, anche perché, da quanto mi risulta, la maggior parte dei giornali e delle riviste non si regge economicamente sulle entrate dovute al prezzo pagato dal lettore, ma più che altro sulle pubblicità che contiene (questo è quanto avevo sentito almeno).
Ora, dato che i telegiornali, i programmi di approfondimento, i giornali e le riviste si concentrano spesso e volentieri sugli episodi più scioccanti e dato che, a causa dell’atomizzazione sociale che avviene sempre più nella nostra società, tali strumenti sono praticamente gli unici strumenti di cui una persona dispone per informarsi su quanto avviene nel Mondo che lo circonda (incluso il proprio quartiere!), la persona che si informa da tali media non può che avere un’immagine terrorizzante del Mondo che la circonda, perché (se togliamo forse la politica) ne percepisce quasi esclusivamente i crimini più efferrati e non la «normalità».
Questo è quello che chiamo «terrorismo mediatico» e, anche quando avviene senza influssi esterni (per pure ragioni di lucro), ha comunque una sua utilità per chi detiene le leve mediatiche, a fini di controllo, perché un cittadino indotto a credere che questo o quello sia «un criminale» o terrorizzato da quello che gli viene fatto vedere, tenderà solitamente a seguire determinati «percorsi psicologici» che lo porteranno ad elaborare conclusioni vicine a quelle desiderate da chi ha «commissionato» ai media tale «percorso ad ostacoli»!
Ma c’è anche un aspetto ulteriore…una persona che è terrorizzata sarà sempre meno disponibile a conoscere e a fidarsi di persone nuove…questo, in un contesto nel quale le famiglie sono sempre meno numerose e dove la vita è sempre più frenetica (quindi si fatica a vedersi e a mantenere i contatti), fa sì che, tranne gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza, sia sempre più difficile costruirsi una «rete sociale» e comunque questa può essere molto espansa territorialmente…quindi alla fine ci si può trovare facilmente, soprattutto in una metropoli, a vivere in mezzo ad orde di sconosciuti…di sconosciuti che ci spaventano…e quindi le persone sono sempre più isolate e dipendenti da fonti informative non-dirette ed impersonali, spesso poco trasparenti e manipolabili.
Atomizzazione sociale
Nella nostra società possiamo sperimentare una evidente degenerazione del tessuto sociale dalla quale consegue un sempre maggiore isolamento dell’individuo e talvolta persino uno sfilacciamento dei rapporti famigliari; si tratta di un fenomeno che in parte deriva dal terrorismo mediatico a cui accennavo prima, a causa del quale, in età adulta, tende ad essere sempre più difficile avvicinare persone nuove ed uscire dall’isolamento, ma certamente è un fenomeno anche imputabile ai ritmi di vita di questa società.
Infatti l’uomo moderno è spesso condotto a ritmi di vita da delirio percui uno finisce per lavorare tutta una vita, vedendo le proprie persone care ed i propri amici sempre più di rado, mangiando male ed in fretta, dormendo male e poco, spendendo spesso il proprio «tempo libero» per aggiornarsi in modo da non perdere il proprio posto e non di rado essendo tutto il tempo assillato dalla preoccupazione incombente legata alla necessità di mantenere sé e talvolta pure la propria famiglia con stipendi nettamente al di sotto delle necessità…se comunque è sempre stato così sin dagli albori del Capitalismo, in una società dai ritmi fortemente accellerati come la nostra lo è in un modo davvero estremo…tutte le innovazioni tecnologiche che, in teoria, salverebbero tempo e fatica servono per far sì che il capitalista possa sfruttare al meglio il lavoratore e che questi possa avere un’esistenza allucinata con l’illusione patetica di «essere libero»…quindi in questa società la disponibilità di tempo è, di fatto, sempre più ridotta e quindi mantenere dei rapporti sociali può essere talvolta anche molto difficile, se non quasi impossibile.
Qualcuno potrebbe dire che la tecnologia ci viene incontro con una invenzione come Internet; devo ammettere che questo è uno strumento utile, per certi versi, come valvola di sfogo per questo isolamento estremo…per chi ne ha l’opportunità, Internet fornisce degli strumenti che permettono di comunicare a distanza e mantenere qualche forma di legame…non di rado anche di stringere amicizie con persone che, una volta conosciute nella vita reale, possono anche essere alle volte più disponibili di persone conosciute nella vita reale, ma comunque si tratta di uno strumento che raramente permette di ricreare un tessuto sociale «sul territorio»…la maggior parte delle persone che conosco via Internet abita anche molto lontano e per incontrarle bisogna fare viaggi anche piuttosto lunghi…questo strumento inoltre, pur permettendo di conoscere nuove persone, spesso pone le basi per un ulteriore processo di «uccisione» della capacità di socializzare, perché credo che sia evidente a tutti che, quando leggete uno scritto su un libro o su un forum, entrate in contatto con la mente dell’autore (sempre che non menta) e questo è un modo di relazionarsi più «freddo» e «formale» di quanto non possa esserlo incontrarsi nella realtà e conoscere la persona che è legata a quella testa il cui pensiero voi leggevate...è un modo di rapportarsi che comunque tende impercettibilmente ad «impoverire» le relazioni umane. Questo può portare alla situazione paradossale percui la persona si trovi isolata e terrorizzata in una metropoli assieme a milioni di altre persone (più o meno nella stessa condizione) e ricorra alla tecnologia per contattare una persona a chilometri e chilometri di distanza, che si trova in una situazione spesso similare!
La condizione di atomizzazione sociale in cui si trova l’uomo moderno fa anche sì che sia sempre più visibile e spinta la tendenza tribale delle sotto-culture, dove le persone spesso creano rapporti di familiarità ed amichevolezza (non di rado «fittizi») con altre persone in base ai vestiti che uno indossa o alla musica che ascolta; quindi i beni divengono strumento necessario alla socializzazione e l’unico sfogo al bisogno di persone disperatamente «affamate» di socialità di trovare persone che abbiano spiriti affini con cui poter magari intrecciare una amicizia; questo fatto non può che spingere ulteriormente al consumismo, sebbene questo possa prendere forme differenti a seconda della sotto-cultura e sebbene la differenziazione nei consumi possa creare anche forme di ostilità preconcetta tra gli appartenenti alle diverse sotto-culture…ma non è che l’«alternativo» che ti etichetta perché non vesti un abbigliamento consono al suo sia tanto differente in questo dal «fighetto»…entrambi costituiscono una clientela per diversi produttori capitalisti –di produzioni più o meno «ricche»- ed entrambi si appigliano spesso a delle sciocchezze per sfuggire alla propria terrificante solitudine.
D’altronde non solo lo sfogo tribale alla solitudine è fonte di lucro per i capitalisti, ma anche Internet stessa ed altri settori il cui fiorire è strettamente legato alla solitudine come le telecomunicazioni (cellulari, telefono), le agenzie matrimoniali o fornitori di servizi a queste assimilabili…quindi sarebbe essere troppo fazioso sospettare che questa condizione faccia comodo a qualcuno?
Conclusioni
Io ritengo che il recupero della socialità sia uno degli aspetti più importanti per salvare l’Umanità dal baratro pauroso verso la quale questa società capitalista ci stà conducendo tutti; ritengo che la perdita di un tessuto sociale, con la conseguente crescita esponenziale della paranoia negli individui, sia alla base del crescente consenso da parte di ampie fasce di popolazione a politiche barbaramente imperialiste o ferocemente repressive nei confronti del «diverso»…un consenso che evidentemente ignora o si mostra indifferente al fatto che l’altro…il «diverso»…la persona che viene massacrata di bombe, ammazzata di legnate o torturata è «una persona come te». Questo concetto assolutamente cristallino viene perso completamente da molti in un contesto alienante come quello in cui viviamo, eppure in quasi tutti gli uomini, per quanto possano sostenere tesi per noi odiose o per quanto possano sembrarci «irrimediabilmente persi», c’è sempre viva una scintilla che può portare alla ribellione contro l’Ingiustizia… solo che per molti questa è drogata o deviata dal contesto alienante e «socialicida» in cui viviamo.
Guido