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Se questa è la Sinistra

 

Sono più di dieci anni che andiamo ripetendo senza sosta che il sistema maggioritario, il quale obbliga l’elettore alla scelta fra due poli pressoché identici l’uno all’altro, è solo un abile escamotage voluto dai poteri forti per meglio spartirsi la torta e servire in maniera più efficace, senza intoppi, le direttive che vengono da oltreoceano. Questo bipolarismo da due soldi, che nelle intenzioni dei suoi promotori doveva stroncare la malapianta della partitocrazia, non solo non è servito al suo scopo ma, anzi, ha accresciuto ulteriomente il peso dei partiti e delle relative correnti all’interno delle artificiose alleanze di CENTROdestra e di CENTROsinistra, costringendo questi ad innaturali convivenze e modificando il loro stesso dna. Ciò ha fatto si che oggi in Italia non esistano più una “destra” e una “sinistra” ma due grandi blocchi espressione dello stesso “centro” liberal-democratico, ultracapitalista, filoamericano, antisociale e antinazionale. Anche gli schieramenti teoricamente più radicali e ideologizzati (Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi nell’Unione, Lega Nord nella CdL) sono costretti al compromesso e alla moderazione da tale perverso meccanismo, pena: la propria uscita dal rispettivo polo che, se da una parte comporta la quasi sicura caduta dell’esecutivo nel caso questo sia al governo, dall’altra impone ai fuoriusciti la rinuncia alle tanto amate poltrone; ecco allora che questo gioco basato sul reciproco ricatto fa in modo che nessuno esca dal seminato, impedendo di fatto qualsiasi politica autonoma, alternativa, onesta. L’intenzione originaria dei sostenitori del maggioritario era quella di scimmiottare gli USA, importandone il discutibile bipartitismo, che in realtà è un monopartitismo in cui “democratici” e “repubblicani” sono solo l’espressione (una più forcaiola e l’altra più “liberal”) della stessa classe dominante bianca, anglosassone e protestante. Questo sistema che doveva essere la cura di tutti i mali dell’Italia si è dimostrato invece un orribile aborto nel quale una forzata americanizzazione delle regole si coniuga mostruosamente con un bizantinismo ed un particolarismo che è tutto italiano, dando vita ad un mostro politico che fa rimpiangere, e parecchio, la tanto vituperata Prima Repubblica. Se questo finto bipolarismo doveva semplificare la vita degli italiani, possiamo tranquillamente affermare che la vita degli italiani, invece, l’ha complicata ed ha, per giunta, allontanato dalla politica gran parte dell’elettorato il quale, giustamente, non si sente più rappresentato e non riesce a percepire alcuna sostanziale differenza fra i programmi dei due poli. D’altronde il maggioritario è stato concepito proprio con l’intento nascosto di escludere dall’esercizio del voto quelle classi subalterne che potrebbero essere più inclini a istanze di cambiamento, perpetuando così il potere della casta borghese, imprenditoriale e mercantilista che ha tutto l’interesse a lasciare inalterato lo status quo. Proprio come avviene, da sempre, nei “mitici” States. Appunto.

Il cittadino, l’uomo qualunque, l’operaio incazzato che fatica ad arrivare a fine mese non si riconosce in questo sistema e rinuncia ad esprimere la sua opinione visto che nessuna delle liste attuali si fa portavoce dei suoi diritti e delle sue richieste. Così si è cercato deliberatamente di svuotare la politica della sua funzione di cosa pubblica per renderla sempre più cosa da addetti ai lavori, da tecnici e, soprattutto, da ricchi. Bei tempi quelli del proporzionale quando, nel bene e nel male, i comunisti potevano fare i comunisti, i missini potevano fare i missini, i solcialdemocratici fare i socialdemocratici, i demoproletari, i demoproletari…questi signori ci hanno levato pure la misera soddisfazione di mettere una croce su un simbolo nostro e far valere proporzionalmente il nostro fottuto un per cento! Qualunquismo, fatalismo, rassegnazione sono le loro armi migliori: si vuole mantenere la gente lontana dalla politica, impedire al Popolo di partecipare attivamente alla determinazione del proprio destino.

Grazie a questa mega-truffa adesso persone che si dichiarano (abbastanza ingenuamente e semplicisticamente) “fascisti” si trovano nella spiacevole condizione di dover votare per un partito che ha rinnegato l’esperienza fascista (pur sbandierandola sottobanco per attirare gli stupidi) e il cui capo è il miglior servitore di Usa (la potenza che da sessant’anni tiene il nostro Paese sotto lo status di colonia) e Israele (cane da guardia di questi ultimi nel Mediterraneo), nonostante il suddetto partito continui a sventolare tricolori e a mantenere ipocritamente e indegnamente l’appellativo di “Nazionale”. Se agli elettori di A.N. non sta bene la svolta neo-democristiana intrapresa da Fini e soci, non resta loro che non votare affatto oppure votare per sigle con percentuali da prefisso telefonico che, con il maggioritario, sono comunque tagliate fuori da tutti i giochi.

Ancora più deprimente è la prospettiva, per un comunista verace, di dover sostenere con il proprio voto la stessa coalizione di un Rutelli che politicamente è la personificazione del nulla, una vera macchietta del Kansas’siti, più americanista di Nando Mericoni nel film di Sordi; o di un Prodi, euroburocrate proveniente dal mondo del padronato, amico dell’alta finanza che fu mentore di quello sciagurato centro-sinistra sotto il quale iniziò lo scellerato disegno di privatizzazioni, precarizzazione lavorativa e svendita totale del patrimonio pubblico statale; per non parlare di un Bertinotti che pur condannando la guerra (la guerra in generale, beninteso) non esita a definire “terrorismo” la sacrosanta e legittima Resistenza patriottica irachena e, dulcis in fundo, preso da improvvisa crisi mistica, si scopre addirittura wojtiliano! “Ha dà venì Baffone!” si diceva ai tempi dei nostri cari vecchi; purtroppo a questa sedicente sinistra è rimasto solo Baffino. 

Ed è proprio Baffino D’Alema la dimostrazione vivente che questa sinistra “riformista” (per usare un’espressione che va tanto di moda ultimamente e che vuol dire tutto e il contrario di tutto) non può essere in nessun modo alternativa alla destra berlusconiana.

Il signor D’Alema, per favore non chiamatelo compagno, ha rilasciato ultimamente dichiarazioni molto chiare, e a nostro avviso gravissime, su quelli che saranno i futuri orientamenti della nuova sinistra di governo. Senza vergogna alcuna, il presidente di quello che pretende di essere il partito guida del centro-sinistra italiano, ha sostenuto che “il nucleo centrale della nuova dottrina americana, cioè che il fondamento della sicurezza internazionale sta in un esportazione della democrazia, è un concetto giusto ” e che a tale nobile scopo “è impensabile escludere a priori l’uso della forza”, secondo D’Alema “non bisogna lasciare al monopolio delle destre l’idea di difendere ed esportare la democrazia”. Sentire simili parole in bocca al lider maximo di quello che dovrebbe essere l’indegno erede del vecchio P.C.I. dovrebbe far rizzare i capelli e venire il vomito a tutte le persone realmente di sinistra ma simili affermazioni non ci stupiscono visto che conosciamo i precedenti di questo signore (vi ricordate l’infame guerra del Kosovo ?…) e poi D’Alema non fa che proseguire sulla linea imboccata dal suo partito quando, durante l’ultimo congresso, Fassino benedisse le elezioni-farsa irachene e battendosi il petto sentenziò: “che cosa ha fatto in questi anni la sinistra per far cadere Saddam?” In quella domanda patetica c’erano tutte le premesse della svolta bellica e filo-atlantica dei D.S. La sinistra, se fosse tale, dovrebbe invece chiedersi: “cosa abbiamo fatto noi in questi anni per far cadere Bush, Sharon, e tutti i satrapi latino-americani e mediorientali che affamano e torturano i loro stessi popoli in nome e per conto dell’impero USA?” E ci si dovrebbe chiedere anche perché i veri progressisti non prendono le distanze e non pretendono le scuse e le dimissioni di questi loro capetti da strapazzo.  Ecco le questioni che ci piacerebbe una sinistra degna di questo nome si ponesse. Ma la realtà è un’altra: una realtà fatta di equilibrismi, taciti accordi e cinica realpolitik, così quelli della quercia ora, sentendo puzza di governo, iniziano a tendere la mano all’alleato-padrone americano perché sanno benissimo che senza l’investitura di Washington non ci potrà essere nessun passaggio delle consegne in Italia. D’altronde, dall’altra parte dell’Atlantico giungono segnali ben precisi che lasciano capire che Bush e la sua corte di talebani del libero mercato, preso atto che il vento sta cambiando, stanno scaricando Berlusconi; la vicenda Calipari ne è un esempio lampante: gli statunitensi potevano almeno prendere qualche caporaletto (pesci piccoli, capri espiatori) e infliggergli una finta punizione (come hanno fatto ad esempio per il Cermis e per Abu Ghraib) tanto per dare un contentino all’alleato in difficoltà, invece niente, solo ridicole condoglianze che irritano e fanno sentire tutto il peso della nostra nullità davanti al tiranno atlantico. Un’altra sinistra ne avrebbe approfittato, avrebbe infierito, demolito Berlusconi su questo campo, invece gli ulivisti, o unionisti che dir si voglia, tacciono (a parte qualche rara eccezione che funge più che altro da depistaggio) un po’ per cattiva coscienza,visti i precedenti, un po’ per dimostrare a Washington la loro fedeltà presente, passata e futura. Bertinotti, Pecoraro Scanio e Di liberto, tentano molto timidamente di dissociarsi, provano a rilanciare la storia del ritiro ma, in fondo, in fondo, non ci credono nemmeno loro. Perché questi antagonisti al cachemire non subordinano la loro presenza nell’Unione alla questione del ritiro delle truppe? Perché non chiedono che sia reso pubblico  (e, magari, rivisto) il contenuto dei trattati segretissimi che regolano la presenza delle oltre centoventi basi americane in territorio italiano?

Domande a cui sarebbe troppo facile rispondere con una sola, semplice parola chiave: poltrone.

Ha ragione Giuletto Chiesa quando dice che la vera colpa del comunismo è l’aver creato certi personaggi inquietanti che oggi dominano la scena pubblica italiana in parlamento, in televisione, sui giornali. E non mi riferisco solo ai Ferrara, i Liguori, i Guzzanti (passati in blocco dall’altra parte) ma anche e  soprattutto ai Fassino, i Veltroni, i D’Alema: sono questi i veri crimini del comunismo. Se questa è l’alternativa al centro-destra, allora tanto vale tenersi Berlusconi (e ve lo dice uno che col Cavaliere non ha proprio nulla a cui spartire), perché con simili elementi non si va da nessuna parte; oggi la classe dirigente della sinistra italiana è il più grande nemico della sinistra stessa. Ecco il grande imbroglio del maggioritario: cambiando i fattori il risultato non cambia.

Andrea Fantoni