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Non c’è che dire nel panorama politico europeo siamo rimasti pressoché gli unici ad essere completamente impantanati in un opprimente “inciucio” tra destra e sinistra.
La riesumazione del cadavere dell’”unità nazionale” sulla pelle delle due Simone è la dimostrazione che questa sinistra anche nelle sue propaggini “estreme” non riesce e non vuole liberarsi dei condizionamenti che una classe dirigente di asserviti agli interessi statunitensi ha introiettato negli ultimi decenni.
L’union sacreé celebrata in questi mesi ad uso e consumo dello show mediatico contro un nemico-fantasma chiamato “terrorismo” connotato in modo metafisico ed impresso come marchio di fabbrica sulla comunità musulmana è un’operazione tipica di una strategia tesa a distogliere i cittadini dalla rovinosa crisi economica e dal fallimento del modello economico.
Ma mentre in Europa esiste, seppure tra mille contraddizioni, una sinistra critica verso il modello di relazioni internazionali unipolare imposto dagli Usa, in Italia, la sinistra che vorrebbe governare rincorre i pruriti guerreschi di una destra sempre più avvitata nel suo fanatico leccaculismo verso gli yankee.
Non passa giorno che qualche esponente dell’opposizione da Amato, a Violante, a Fassino non si lanci in “sparate” contro la lotta del popolo irakeno, assecondando i più menzogneri parallelismi tra la lotta popolare contro gli occupanti con il “terrorismo” indiscriminato.
La atroce strage di Beslan, assunta come paradigma dell’efferratezza del Nemico è stata abilmente sfruttata per gettare in un unico calderone le lotte di liberazione nazionale quali quella dei popoli irakeno e palestinese con la questione cecena tanto da trovare subito corifei di un’alleanza tra Putin, Bush e Sharon in funzione antislamica.
Qui in Italia, in assenza di leader come Zapatero che ha avuto la lucidità di non cedere alle sirene ed ai ricatti statunitensi pur in presenza di un criminale attentato terroristico che ha sconvolto la Spagna, abbiamo una sinistra sbandata che ha in Bertinotti uno dei massimi esponenti del confusionarismo “inciucista”.
Il ragionamento svolto da Bertinotti ha avuto un “apripista” nell’ex direttore del “Manifesto” Riccardo Barenghi che nella sua rubrica sul medesimo giornale ha scatenato un putiferio con un pezzo nel quale affermava che tra i “tagliatori di teste” e gli “occupanti americani” la sua preferenza andava a quest’ultimi stabilendo un’equazione del tutto arbitraria tra l’ondata di sequestri e relative uccisioni di ostaggi con il complesso ed articolato fronte di chi si oppone in Iraq all’occupazione americana.
Come sempre succede in questi casi, dopo l’intellettuale arriva il politico e quale migliore occasione per il centrosinistra per poter finalmente battezzare la propria unione tra componenti a prima vista incompatibili programmaticamente tra loro, che la lotta al terrorismo?
Bertinotti ha ritenuto sull’onda del sequestro delle due povere volontarie di un “Ponte per Baghdad” di congelare la sua posizione a favore del ritiro delle truppe, per facilitare la liberazione degli ostaggi, ma il ragionamento, pur degno di rispetto in un caso drammatico come questo, sembra preludere ad un discorso molto più ampio e ad un ripensamento strategico del leader del PRC che investe ambiti molto più generali di pensiero.
La sinistra italiana appare in preda ad una convulsione di non difficile risoluzione: il suo tradizionale appoggio alla causa dei popoli oppressi che negli anni sessanta e settanta era il fulcro del sostegno alla guerra di liberazione nazionale vietnamita o alle lotte di liberazione anticoloniali in Angola, Algeria etc. oggi sembra radicalmente mutato per un processo involutivo che la rende facilmente vulnerabile alla politica di guerra sostenuta da destra.
E’ vero non c’è più l’URSS ed il blocco sovietico, c’è stata la lenta ma inesorabile accettazione di tutti quei fenomeni che una volta sarebbero stati bollati come “imperialisti” come il libero mercato, la globalizzazione, la cultura americana vista con grande favore dall’intellighenzia di sinistra che fino al crollo del Muro nutriva per essa un atteggiamento sospettoso.
Inoltre, dagli anni Novanta è emersa una cultura “buonista”, ”equidistante” nei conflitti in corso ben evidenziate nelle prese di posizione sulla questione palestinese dove la sinistra italiana da un appoggio alla causa palestinese è rapidamente passata al “nullismo equidistante”.
La vera svolta in termini di aperta accondiscendenza verso le tesi sostenute dagli alfieri del “Nuovo Ordine Mondiale” è però venuta con la guerra alla Jugoslavia del 1999, con il Governo D’Alema che appoggiò apertamente l’intervento militare contro la Serbia pur con inevitabili maldipancia interni.
Il non saper offrire valori alternativi ed una visione politica altra rispetto all’iperliberismo di guerra americano se non deboli ragioni basate sulla “correzione” e l’aggiustamento delle strutture che sovrintendono all’ingiustizia globale, vera e propria causa dei fenomeni terroristici che si dice di voler contrastare, ha portato questa sinistra nel “recinto” del politicamente corretto che costringe ad appiattirsi sulla visione deformata della realtà fattuale dettata dall’avversario.
Ed è su questa realtà deformata che Bertinotti è costretto a misurarsi con fatica ed in modo inadeguato ed inconcludente e con lui molti altri a sinistra nel vano tentativo di suscitare una reazione ad un “pensiero armato” come quello proposto dalla destra americana e dai suoi sodali italiani.
Non è un caso che a fronte dell’imbarbarimento della situazione militare in Iraq le uniche parole di buonsenso le abbia spese Cossiga, si quello con la K degli anni settanta, che davanti alle posizioni da azzeccagarbugli della sinistra, ha lamentato che anche durante la Resistenza in Italia i partigiani ricorrevano a metodi “poco ortodossi” dal punto di vista militare, ma che d’altra parte nessuno aveva mai obiettato sull’utilizzo di tali metodi nella guerra di liberazione.
Ed anche su questo parallelismo tra Resistenze si è assistito a tartufesche distinzioni tese a delegittimare la Resistenza irakena perché “antidemocratica “ed a carattere islamico. Nessuno che faccia notare che ogni popolo ha la sua cultura ed il suo retaggio storico e che questa differenza non è una categoria di superiorità morale o politica.
Quando Fassino condanna l’antiamericanismo a sinistra, in realtà,oltre ad averne una gran paura, lo fa perché questa sinistra ama gli Stati Uniti dei fratelli Kennedy ( quelli della guerra al Vietnam per intenderci) ama la sinistra democratica Usa che in quanto a guerre non ha nulla da invidiare a quella repubblicana ed avendo perso ogni riferimento di “classe” propugna una cultura borghese di carattere globale, del tutto inadeguata a cogliere l’intima essenza della barbarie imperialista che si sta scatenando sulle nostre teste.
Per questi motivi, la sinistra attuale, è incapace di cogliere la valenza comunitaria, nazionale per quello che oggi è: un fattore di resistenza all’omologazione politica, economica e militare del pianeta ed è anche per questo che la resistenza del popolo irakeno è vista con sospetto se non con ostilità. Si tira in ballo il suo carattere “reazionario” aggrappandosi alla forte influenza del fattore religioso islamico, non capendo che quel fattore è amplificato dall’oppressione sociale e politica che gli irakeni stanno subendo, si impiegano categorie di “barbarie” con accenti vagamente razzisti ed antisemiti per coprire con assordante silenzio i crimini che la coalizione sta perpetrando ogni giorno in Iraq.
La posizione “debole” che la sinistra italiana sta assumendo in questi mesi è una sconfitta per tutti i sinceri democratici perché questa viltà sarà pagata da tutti con la vittoria schiacciante di chi vuole l’Italia avamposto di future guerre di “civiltà”. Non saranno di certo distinguo capziosi o politicismi tattici che fermeranno il rullo compressore che si approssima e che ci vuole tutti “abili e arruolati” sotto l’insegne dell’Imperatore Bush neo Gengis Khan pronto a nuove battaglie.
La sinistra ormai è talmente debole politicamente che il VicePresidente del Consiglio, on. Fini, si può permettere, pur ricoprendo un’alta carica istituzionale, di minacciare mobilitazioni contro il mondo pacifista, rinnovando le minacce che fece Almirante negli anni 70 con il tragico bilancio di vite umane che ben conosciamo.
La debolezza delle idee è la peggiore di tutte e porta dritti alla sconfitta più cocente ed alla dittatura: come non ricordare richiamando un altro tragico parallelismo storico la sciocca posizione “aventiniana” assunta dalla sinistra italiana prima dell’avvento del fascismo: è di una sinistra nazionalitaria, con le idee chiare, antimperialista, socialista e democratica che abbiamo bisogno oggi così come allora qualcuno tenne il piede fermo e l’intransigenza ideale necessaria a battere il nemico se non oggi, domani.
Maurizio Neri