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STORIA DI UN PAPATO
Il Pontificato di Giovanni Paolo II è durato ben 27 anni ed ha coperto un periodo storico talmente ricco di contraddizioni che in qualche modo rende complesso anche articolare un giudizio complessivo sulla sua opera. La Chiesa cattolica all’epoca della sua elezione nel 1978 attraversava nel mondo occidentale e “democratico “una profonda crisi dovuta all’affermarsi degli esiti piu’ eclatanti del processo di secolarizzazione ad opera del pensiero laico, con una conseguente perdita di presa sulle coscienze che si era concretizzata in Italia nelle sconfitte dei referendum sul divorzio e sull’aborto degli anni settanta. A questo si affiancava una grave crisi delle vocazioni in Europa e lo spostamento del baricentro dell’opera di evangelizzazione in continenti come l’Africa o l’America Latina.
Sul piano politico, la persistente divisione in due blocchi dell’Europa e di gran parte del mondo era ancora motivo di guerre che si combattevano in vari emisferi e che contrapponevano regimi coloniali e movimenti di liberazione nazionali appoggiati gli uni dagli USA e i secondi dall’URSS. La Germania era divisa in due Stati e l’intera geopolitica mondiale era completamente diversa da quella attuale Ancora non si coglievano i sintomi di disgregazione dell’Impero sovietico se non agli occhi degli osservatori piu’ attenti e le contrapposizioni ideologiche in Europa erano ancora fortissime.
In questo quadro tracciato in estrema sintesi ,Papa Woytila inizia il suo pontificato ed affronta come prima sfida quella di minare il sistema comunista dell’est , approfittando della sua influenza nel suo paese natale, la Polonia dove nell’estate del 1980 , comincia la mobilitazione operaia di “Solidarnosc” guidata dal fido Lech Walesa che nel giro di un anno portera’ quel paese da una fase di transizione alla crisi del regime comunista al potere.
In quel momento il posizionamento di Giovanni Paolo II sullo scacchiere politico internazionale che durera’ fino all’implosione dell’URSS nel 1989 è chiarissimo: lotta ad un sistema da lui ritenuto ateo e materialista e pieno appoggio ai popoli che vogliono ribellarsi al comunismo e sottrarsi all’orbita di Mosca. Il suo anticomunismo è sicuramente stato alimentato dalle sue esperienze personali e dall’aver constatato in prima persona i metodi totalitari e liberticidi del regime negli anni giovanili in Polonia, ma non è un anticomunismo di stampo ideologico, ma eminentemente allo stesso tempo di natura pratica e teologica.
In poche parole, Giovanni Paolo non disconosce le ragioni del comunismo ne’ le aspirazioni ad una societa’ piu’ giusta , ne’ sembra non comprendere i motivi della nascita e dello sviluppo delle teorie marxiste come ha affermato in varie interviste ed occasioni pubbliche, ma ne nega la scientificita’ del metodo materialista di interpretazione del reale e non ne tollera l’aspetto liberticida assunto nei paesi dell’est europeo. Questo spiega anche la sua ostilita’ alla “teologia della liberazione “ di Boff e la sua concretizzazione sul piano politico avvenuta in Nicaragua con l’avvento al potere dei sandinisti nel 1979.
Nel suo viaggio a Managua si scontro’ in diverse occasioni con i rappresentanti della Junta sandinista allora al potere , tra i quali figuravano alcuni preti, ma anche questo dissidio non era tanto imputabile ad un preconcetto di natura ideologica , quanto alla eresia teologica insita nella dottrina di Boff e dei suoi seguaci che rovesciavano il piano del trascendente sul piano dell’immanenza arrivando a teorizzare una resurrezione umana e collettiva sulla terra ad opera della liberazione dalla poverta’e dall’ingiustizia.
Sul piano politico poteva essere piu’ che giusto, sul piano teologico era ovviamente inaccettabile da parte della Chiesa cattolica. In pratica l’identificazione di Woytila con l’anticomunismo tanto sottolineata dai media è ampiamente strumentale come le ripetute affermazioni un po’ banali che lo hanno dipinto come l’artefice della caduta del sistema comunista nei paesi dell’est.
Le ragioni, infatti, di tale collasso vanno ricercate in molteplici ragioni di varia natura, che sono state elencate ed analizzate da diversi storici, e al piu’ si puo’ affermare con pacatezza che la Chiesa cattolica fu una concausa di questo crollo, ma sicuramente non la ragione principale di una degenerazione che era insita nel sistema stesso.
Quello che invece è stato sottaciuto per molto tempo è stata la feroce critica al sistema capitalista che Giovanni Paolo ha sicuramente accentuato negli ultimi anni della sua vita: resosi conto ,infatti, che la sconfitta storica del comunismo sovietico non aveva affatto arrestato il nichilismo del profitto che divora l’Occidente, ha cominciato una lenta ma inesorabile demolizione del materialismo imperante nella filosofia del mercato e nei suoi postulati economici e sociali.
La costante denuncia delle condizioni dei milioni di diseredati del Terzo e Quarto Mondo , l’implacabile accusa all’egoismo del profitto di pochi sulla pelle dei molti, si sono accompagnate ad una critica radicale del materialismo dei “diritti” che invece di elevare la persona umana , la degradano a merce e ad oggetto di profitto e di scambio economico.
Non è esagerato dire che in un epoca in cui sono pochissimi coloro che osano mettere in discussione i dogmi del mercato, una delle poche voci “contro” e’ stata quella del Papa che ha chiarito come un certo “laicismo” mascherasse in realta’ la volonta’ di anteporre il profitto alla dignita’ umana.
Sul terreno della filosofia morale Woytila ha spesso incontrato forti ostilita’ nei cenacoli intellettuali occidentali per le sue prese di posizione fortemente critiche verso la manipolazione dell’Uomo e del diritto naturale in questo incompreso da tanta parte della sinistra radical-chic europea che dal 1968 ha confuso anticapitalismo e “diritti borghesi individuali”.
Cio’ ha comportato lo strano effetto di definire questo Papa come di “destra” e non progressista , quando in realta’ le sue prese di posizione contrastano proprio con quella logica borghese e mercantile che non dovrebbero di certo appartenere alla sinistra .
Spianare il terreno all’eugenetica, alla manipolazione dell’essere umano, non è l’acquisizione di un astratto “diritto” di alcuno, se non di chi si puo’ permettere a livello economico di poter usufruire di simili espedienti scientifici, ma ancora una volta una concessione all’utilizzo per scopi di profitto dell’uomo e della sua sfera piu’ intima che riguarda la sua sfera riproduttiva , la sua esistenza, e la sua morte.
Sul terreno dell’anticapitalismo praticato e non chiacchierato le affermazioni sulla bioetica , sull’eutanasia e anche sull’aborto sono state in Woytila, discutibili o meno nel merito, un coerente riferimento all’inalienabilita’ del patrimonio umano e della sua ricchezza , un rifiuto della sua riduzione a mero oggetto di profitto e una barriera che ha impedito, sinora, una deriva materialista che in molti paesi occidentali ha gia’ consegnato il nostro futuro in mano alle multinazionali del settore.
Va inoltre citata anche la coraggiosa battaglia di Woytila contro l’ignobile invasione dell’Irak ,che ha visto il Pontefice spendersi come non mai per impedire il massacro del popolo iracheno e l’occupazione di quel paese. Il mondo arabo non a caso ha visto in lui un amico e non un nemico e dopo l’11 settembre del 2001 e il dialogo interreligioso portato avanti con profondo rispetto verso l’Islam ha contribuito a stemperare le teorie sulla “guerra di civilta’” che sono echeggiate simili a tamburi di guerra in questi anni.
Da citare l’anatema da lui lanciato contro Bush ed i suoi alleati all’indomani dell’inizio dell’aggressione all ‘Irak contro chi usa l’arma della guerra per le proprie mire imperiali definendolo come un delitto “contro Dio e gli uomini”.
Questo punto è essenziale per comprendere l’opera di Woytila che ha puntato molto sul dialogo tra le religioni monoteiste senza pretese di egemonia e senza nessuna concessione alla supremazia su queste, ma contribuendo alla conoscenza ed la rispetto reciproco, nel nome di una visione comune dell’Uomo , fuori e contro ogni speculazione di natura politica ed economica . anzi sopra di esse. Le religioni tradizionali sono viste da Giovanni Paolo come portatrici di valori e principi comuni messi oggi a repentaglio dall'’aggressione dell'’individualismo edonistico capitalista e modernista che cerca di annullare differenze e coscienze ed il senso del sacro e del trascendente.
I moniti rivolti nelle sue ultime visite al suo popolo, quello polacco, sui pericoli di uno scivolamento dal comunismo reale al ben peggiore consumismo di stampo occidentale ed alla sua visione del mercato, sono esemplari in questo senso della parabola compiuta da un Uomo che ha sicuramente messo in discussione i concetti dominanti.
In conclusione , un pontificato apparentemente contraddittorio nella sua evoluzione , pieno di luci e di ombre, ma caratterizzato da una forte tensione mistico religiosa sul versante teologico e da una ricerca di speranza e di una vis di uscita per i popoli in un momento drammatico per l’Umanita’.
Paolo Diretti