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TERRORISMO CONTRO TERRORISMO
A proposito degli attentati di Londra
«Il terrorismo è un’ignominia senza attenuanti». Non so quante volte io abbia scritto queste parole di cui sono sempre più convinto, come dovrebbe esserlo, penso, ogni persona di sufficiente sensibilità socio-affettiva. Soggetti, diretti o indiretti, di terrorismo, sono detentori di potere: è ovvio che ad esserne maggiormente responsabili sono quelli che detengono maggiore potere e che sanno di più, non fosse altro perché per loro il terrorismo è un’opzione politica. È un dato di fatto che autori sostenitori di terrorismo sono – e non da ora – le maggiori potenze del mondo (con in testa gli Usa e la Gran Bretagna) e, come risposta, le loro vittime. Ma solo quando i vari Bush e Blair ed eventuali complici (come Aznar) sono presi di mira dal terrorismo «di risposta», padroni e servi gridano all’unisono al terrorismo e recitano la barzelletta, ormai vecchia, che il mondo è minacciato dal terrorismo, nemico numero uno contro cui tutto il mondo sedicente civile si dovrebbe armare e combattere. Ma le cose non stanno così: l’Afghanistan e soprattutto l’Iraq sono vittime quotidiane del terrorismo anglo-americano. Se Bush e Blair, invece di starsene a fare i padreterni con tanto di aureola e un sorriso ironico e sfottente, lasciassero le loro vittime, affidandole ad una commissione interaraba sotto la gestione dell’ONU e si costituissero alla Corte di Giustizia Internazionale dell’Aja per essere processati dei loro crimini imprescrivibili contro l’umanità, le cose potrebbero cambiare. Invece se la spassano come gente perbene mentre continuano ad infliggere ogni forma di terrorismo a carico di Stati illegittimamente occupati minacciando di fare la stessa cosa contro Stati indocili. Quando le loro vittime ricorrono all’ignominia del terrorismo, recitano – loro! – la parte delle vittime e chiamano il mondo a raccolta contro il nemico che gli tende degli agguati e per un momento perdono la serenità dei padreterni. E l’ignominia, che offende la storia non è tanto il terrorismo per sé stesso quanto il fatto che loro – i più potenti, i più violenti e i più bugiardi – fanno la parte delle vittime, degli innocenti, anzi dei paladini del bene con la piaggeria ipocrita del popolo, delle opposizioni parlamentari e dei sindacati e di quanti, con il pretesto di essere imparziali davanti al dolore, finiscono per essere parziali con coloro che, come i responsabili delle grandi potenze e dei loro complici, ne sono i veri responsabili. Vero è che il mondo è minacciato dal terrorismo- l‘ignominia senza attenuanti – ma non è affatto vero che esso sia diviso in due parti: quella che lo commette e quella che lo subisce. Non è affatto vero che a consumarlo sia una parte del mondo islamico e meno che mai agli ordini di un certo Bin Laden, fondatore e dirigente di Al Qaeda. Questa semplificazione è opera dei veri produttori di terrorismo, i quali, per aggredire gli Stati indocili, definiti «canaglia», hanno bisogno di un pretesto per camuffare il loro terrorismo come azione legale, legittima e perfino liberatrice. Ciò spiega perché i «pupari» occulti della CIA e della politica estera degli Usa facciano parlare Bin Laden ogni volta che ce ne sia bisogno, e soprattutto attribuiscono puntualmente a Bin Laden la regia dei vari attentati terroristici come se ne fossero puntualmente informati. Quando la Casa Bianca decise di aggredire l’Iraq per ragioni tutt’altro che democratiche, gli aggressori ripeterono essere quello Stato al servizio di Al Qaeda, il che non poté mai essere dimostrato. Il mondo è sì diviso in Stati docili e Stati-canaglia ma anche questa risulta essere una semplificazione di propaganda demagogico-terroristica perché consente ad Usa e Gran Bretagna di minacciare ed aggredire terroristicamente gli Stati avversari. La realtà è un pochino diversa: è tripolare. Un polo è rappresentato dai padroni e dai loro accoliti. Un secondo polo è rappresentato dai paesi di fatto soggiogati di cui l’Iraq è una zona sui generis di resistenza partigiana senza fine. Il terzo polo è rappresentato da Stati che non intendono affatto essere soggiogati e che gli Alleati anglo-americani non sono in grado di «occupare con una passeggiata». Il gesto di Zapatero nel cuore dell’Europa con accanto una Francia nucleare è un gesto assai significativo. L’imperialismo anglo-americano trova proprio nella resistenza terroristica extraterritoriale ciò che non si aspettava. Che l’Iraq «ribelle» aggredisca sé stesso è un discorso, ma quando colpisce i liberatori o porta fuori casa, per esempio a Londra, la propria rabbia, allora è un’altra cosa. Il mostro dell’imperialismo divora sé stesso ed è esso stesso a distribuire alla propria gente il terrore della morte e il panico. Si dà il caso che la fede islamica nell’amore per la propria terra occupata e massacrata, produca soggetti capaci di sacrificare la propria vita con un eroismo che ricorderebbe i primi cristiani se non lo si confondesse con il terrorismo. I vari Bush, Blair e diretti complici hanno fatto male i loro conti non pensando all’universalizzazione della resistenza partigiana delle loro vittime e del terrorismo di ritorno. Liberatisi del polo sovietico, hanno creduto di trovarsi davanti ad una strada spianata. La biologia sociale c’insegna che in un mondo di antropozoi (animali-uomini) in universale lotta predatoria (predonomica), dapprima emerge il gruppo più forte, il quale, per soggiogare il resto del mondo, ricorre ad ogni forma di terrorismo. Ma, nello stesso tempo, ingegna quest’arte ignobile e si espone vieppiù a quanto esso stesso ha insegnato. L’imperialismo sta perendo di sé stesso. L’11 settembre delle Due Torri, con molta probabilità, fu anche un autoattentato come Pearl Harbour: la superpotenza sa anche giocare con sé stessa. Ma con i fatti di Madrid e con quelli di Londra, le cose sono ben diverse. Soprattutto sono vere. La possibilità che in un momento qualsiasi esploda qualcosa: questo è il peggio che al mostro dell’imperialismo potesse capitare. Ed è quanto sta capitando. Non si tratta di ripristinare la vita normale: proprio adoperandosi perché ciò avvenga, il padronato politico – anche di casa nostra – dimostra di non avere capito in quale «sabbia mobile» sia finito. Dietro la forza antropozoica si cela una grande stupidità: la guerra terroristica è la peggiore che il padronato potesse dichiarare ai deboli e ai poveri e quindi a sé stesso perché la risposta terroristica non ha limiti di tempo né di luogo. E più si accusano deboli e i poveri di fare terrorismo più si suggerisce loro di farlo effettivamente. Il mondo è quello che i vari Bush, Blair e complici diretti hanno fatto effettivamente: un campo minato dove da un momento all’altro costoro possono saltare per aria assieme, purtroppo, ad innocenti che per malaugurato caso, si trovino accanto a loro. Gli attentati di Londra sono capitati nel bel mezzo degli incontri dei «G 8», come dire degli Otto Grandi ovvero dei rappresentanti di quegli Stati la cui storia conta lo sfruttamento coloniale e selvaggio dei paesi africani, a cui ora forniscono povertà ed armi, paesi che continuano a sfruttare ancora e che «ripetono» di volere redimere. Non credo si tratti di una coincidenza. Gli attentati confermano quanto abbiamo detto più sopra: la possibilità che i deboli e i poveri abbiano imparato a restituire il terrorismo colpendo dove e quando vogliono. L’importanza non è tanto nella quantità della morte e del terrore quanto nell’imprevedibilità e nel costante «stato di allerta». Lo sviluppo, di cui si parla a proposito dei «grandi» si riferisce solo alla tecnologia e al commercio, non certo al livello morale cioè antropologico. Si tratta, infatti, degli Stati che continuano a massacrare l’Afghanistan e l’Iraq, dopo avere fatto la stessa cosa con la Serbia e il Kosovo, sempre per adeguarli forzatamente agli interessi dei padroni Usa. I rappresentanti dei «G 8», seppure volessero come persone, liberare i paesi africani del debito a nodo scorsoio, dovrebbero fare i conti con il potere della moneta espresso da istituti monetocratici tutt’altro che umanitari come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale e, per la parte italiana, anche con la Banca d’Italia. Sono quindi dei «giocolieri» (di parole) e dei bugiardi, che non hanno il coraggio di essere uomini. La circostanza ha consentito agli italiani di conoscere i trecentomila inservienti «umanitari» in missione in Iraq a servizio del Pentagono, tenuto conto che la stessa Opposizione, quando non è concorde, manca del coraggio «costituzionale» di gridare tutti i giorni il prezzo della servitù feudale ai padroni americani. La paura fa novanta, si dice, e il novanta di Berlusconi è la promessa di ritirare un primo minuscolo contingente a settembre: se poi questo non avverrà, fa parte del comportamento di chi crede di potere ingannare gli iracheni e i connazionali alla stregua dei padroni finché gli attentati non esploderanno sotto casa. Questo tira e molla è molto simile a bambini che giocano a chi prende la scossa finché qualcuno non ci resta stecchito o a ragazzi che fanno gare di corsa finché qualcuno non ci resta travolto. Giochi del genere a livello politico sono indice di poca serietà, intelligenza e responsabilità. Le vittime di Londra pare che superino di molto le cinquanta. Non le conosciamo e ciò non c’impedisce di sentire per costoro una grande pena e per i familiari che le piangono. Altrettanto grande è il nostro disprezzo per coloro che, per amore di potere, mentre fanno finta di dolersene, solo perché la «scossa» ha dato loro una brutta sensazione, continuano a seminare le ragioni emotive ed «animali» del terrorismo, l’ignominia senza attenuanti della storia.
Carmelo R. Viola Centro Studi Biologia Sociale |